Porno online, negli USA si prepara la stretta

Le spallate del procuratore generale al business delle luci rosse su Internet si concretizzano in una proposta di legge che introduce una serie di obblighi per i webmaster

Washington (USA) – Bambini che incappano non volenti in immagini pornografiche, business che prolificano su spam e phishing a luci rosse: questi ed altri gli incubi che attanagliano le notti del Legislatore statunitense, ora pronto a sferrare un nuovo attacco ad alzo zero contro l’industria del porno su Internet, e ad assumersi tutte le responsabilità dei danni collaterali che tutto questo può produrre.

Il cannone è una proposta di legge che avanza ora al Senato corroborata dalle spinte antiporno che da mesi vengono sferrate dal procuratore generale Alberto Gonzales. La proposta, se diventasse legge, obbligherebbe i webmaster a inserire in modo chiaro ed evidente un bollino-disclaimer su ogni singola pagina sulla quale siano presentati materiali hard. Si potrà ricorrere anche a codice nella pagina che consenta agli strumenti di navigazione parentale di impedire ai bambini di accedere a certi materiali.

L’intento è che i minori, e in generale tutti i navigatori che non lo desiderino, non incappino casualmente su pagine pornografiche. Anche per il timore che possano essere oggetto di avances online, con conseguenze catastrofiche sulla loro psicologia. “La crescita esponenziale di Internet ha fornito nuovi metodi ai sexual predators per circuire i bambini che navigano – dichiara infatti il senatore John Kyl, portavoce del gruppo di 8 senatori repubblicani che sta portando avanti l’iter legislativo – occorre quindi trovare nuovi espedienti per impedire a questi depravati individui di entrare in contatto con i nostri giovani”.

Pesanti le sanzioni previste per chi non si adeguerà ai nuovi standard: gli ISP che non segnaleranno gli abusi sulle proprie reti rischieranno penali fino a 150.000 dollari per la prima violazione, raddoppiando l’importo della multa ad ogni nuova infrazione. Per quanto riguarda i webmaster, coloro che si renderanno colpevoli di negligenza, non ponendo alcun avvertimento, rischieranno fino a 15-20 anni di prigione.

La proposta è accolta con scetticismo dagli esperti, secondo cui dimostra la scarsa dimestichezza del Legislatore con la rete . Le associazioni statunitensi per i diritti civili se ne sono accorte. Da quest’ultime infatti piovono critiche e appelli alla libertà di espressione. David Greene, avvocato, sottolinea come questa legge, che non pone alcun confine tra pornografia e arte, possa far recedere molti artisti come pittori e fotografi dal pubblicare i loro lavori, per paura che possano essere classificati come pornografici e quindi penalmente perseguibili.

Uno degli aspetti più controversi della legge è la data retention . Gonzales e i senatori ritengono che i provider debbano trattenere per un periodo di tempo non precisato i dati dei navigatori , per consentire alle autorità di intervenire in caso di infrazioni.

Da parte loro, i provider tengono botta e dichiarano di voler cooperare con le forze dell’ordine, ma hanno già sottolineato di volersi opporre alla proposta, avanzata del Governo, di creare un sistema di rating degli ISP basato sulle violazioni riscontrate nella loro attività.

Se da una parte questa legge tende a preservare gli utenti meno esperti che non hanno le idee molto chiare sul da farsi una volta collegati, dall’altra sembra restringere la libertà di navigatori più esperti che hanno esigenze diverse e penalizza gli ISP, che certo non possono tenere sotto controllo tutto il proprio network. La speranza dei gruppi che si battono per i diritti digitali è che l’iter della normativa consenta di integrare tutele e garanzie per la libera navigazione in Internet.

Giorgio Pontico

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