Posta certificata, facciamo chiarezza

di Manlio Cammarata - Le procedure e le infrastrutture della PEC producono una serie di implicazioni sul piano del diritto. Ecco il quadro alla luce delle più recenti novità normative. Cos'è, come funziona, che effetti ha

Lo schema di decreto sulla posta certificata, approvato dal Governo il 28 gennaio scorso, ha suscitato alcune critiche che non sembrano giustificate, almeno su alcuni punti. Un’attenta lettura delle norme, anche nel contesto delle disposizioni sui documenti informatici, può essere utile per mettere in chiaro gli aspetti più significativi. Partiamo da qualche considerazione di carattere generale.

1. La posta elettronica certificata (PEC) è indispensabile per completare il ciclo del documento informatico. Come tutti sanno ci sono alcuni casi in cui, per disposizione normativa o per tutelare qualche legittimo interesse, è necessaria l’attestazione di un soggetto terzo e fidato sulla spedizione di un documento, ed eventualmente anche del suo ricevimento. Nella maggior parte dei casi, per i documenti cartacei, si usa la posta raccomandata, con o senza avviso di ricevimento.

Per i documenti informatici fino a oggi è mancato uno strumento analogo, per il semplice motivo che i file che dovrebbero attestare i diversi passaggi sono troppo facilmente falsificabili e non ci sono soggetti “terzi” e affidabili che ne possano attestare la corrispondenza ai fatti. Con la PEC disponiamo di uno strumento informatico che equivale in tutto e per tutto alla raccomandata tradizionale, senza ricorrere alla carta.

2. La PEC sta alla e-mail che usiamo da anni esattamente come la raccomandata sta alla posta ordinaria. Così come la raccomandata non rende inutile la posta ordinaria, la PEC non fa venir meno l’utilità della e-mail non certificata, che possiamo continuare a usare. Ci serviremo della PEC solo nei casi in cui ci servano la ricevuta di partenza (con l’attestazione della data e dell’ora) ed eventualmente l’avviso di ricevimento (sempre con l’attestazione della data e dell’ora).

3. Dal punto di vista tecnico la PEC non fa altro che sfruttare alcune funzionalità dei protocolli di posta elettronica, che prevedono la generazione automatica delle ricevute da parte dei server. La normativa aggiunge la “busta di trasporto”, che in di fatto comprende in un unico insieme di bit il messaggio e i dati di trasporto che lo accompagnano. La firma digitale del gestore del sistema (apposta dal server con procedura automatica) serve a validare i dati che compongono la busta e quindi consente di accertare se il tutto è integro.

4. Per spedire un messaggio di posta certificata è necessario disporre di una casella presso un provider PEC. La ricevuta di avvenuta consegna (o di mancata consegna) si può avere solo se anche il destinatario ha una casella di PEC: la stessa differenza che c’è tra la raccomandata ordinaria e la raccomandata con avviso di ricevimento.

Tutto qui: piuttosto semplice, no?
Ora è opportuno accennare ad alcuni aspetti che presentano implicazioni sul piano del diritto.

5. La firma digitale sulla busta non ha nulla a che fare con l’eventuale firma digitale sul documento trasmesso: si possono trasmettere con la PEC sia documenti firmati digitalmente sia documenti non firmati. I documenti non firmati non possono acquistare il valore di documenti firmati solo per il fatto che sono trasmessi attraverso la posta certificata: la firma del gestore non dice nulla circa l’effettiva identità del mittente e l’origine del documento.

6. La ricevuta di consegna attesta solo che il messaggio è stato recapitato nella casella del destinatario, non che lo abbia scaricato o letto. Nessun problema: si presume, salvo prova contraria, che il ricevente abbia letto il documento, esattamente come per la raccomandata postale l’avviso di ricevimento non dice nulla sull’effettiva apertura del plico o della busta e sulla lettura del contenuto.

7. A questo punto, qual è il valore legale di una e-mail non certificata? Esattamente quello che aveva prima dell’avvento della PEC: quello di un documento informatico privo di firma, che chiunque potrebbe avere formato o spedito.

E qui occorre una precisazione, perché su questo argomento sono state scritte diverse inesattezze, grazie anche a una normativa che è poco definire confusionaria. Meno male che con l’emanando “Codice dell’amministrazione digitale” il legislatore ha rimesso le cose a posto.

La norma di partenza è quella contenuta nell’art. 15, comma 2, della legge 59/97: “Gli atti, dati e documenti formati dalla pubblica amministrazione e dai privati con strumenti informatici o telematici, i contratti stipulati nelle medesime forme, nonché la loro archiviazione e trasmissione con strumenti informatici sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge”, ma, attenzione, la norma non finisce qui e precisa: “I criteri di applicazione del presente comma sono stabiliti, per la pubblica amministrazione e per i privati, con specifici regolamenti da emanare, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge ai sensi dell’articolo 17, comma 2 della legge 23 agosto 1988 n. 400. Gi schemi dei regolamenti sono trasmessi alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni”.

I “criteri” richiesti dalla legge per la validità ed efficacia dei documenti informatici sono stati emanati con l’ormai storico decreto del Presidente della Repubblica 513/97, che all’art. 2 recitava: “Il documento informatico da chiunque formato, l’archiviazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge se conformi alle disposizioni del presente regolamento”. E all’art. 4: “Il documento informatico munito dei requisiti previsti dal presente regolamento soddisfa il requisito legale della forma scritta.” Disposizioni e requisiti che riguardavano, appunto, la firma digitale che oggi chiamiamo “forte”, perché in quella fase non si pensava nemmeno all’uso di firme non qualificate.

Quella disposizione torna ora nel “codice” di prossima emanazione. Si legge infatti all’art. 17: “1. Il documento informatico da chiunque formato, la registrazione su supporto informatico e la trasmissione con strumenti telematici, sono validi e rilevanti a tutti gli effetti di legge, se conformi alle disposizioni del presente decreto ed alle regole tecniche di cui all’articolo 72. – 2. Il documento informatico sottoscritto con firma elettronica qualificata o con firma digitale soddisfa il requisito legale della forma scritta se formato nel rispetto delle regole tecniche stabilite ai sensi dell’articolo 72 che garantiscano l’identificabilità dell’autore e l’integrità del documento”.

Conclusione: se non c’è la garanzia dell’identificabilità dell’autore e dell’integrità del documento, (che si può avere solo con la firma digitale), il documento stesso non è “valido e rilevante a tutti gli effetti di legge” e non soddisfa il requisito legale della “forma scritta”.

Altra cosa è il valore che un documento informatico può assumere di fronte al giudice civile. Anche su questo punto il nuovo codice metterà le cose in chiaro, precisando che il documento con firma digitale vale come un documento cartaceo firmato, quello con firma elettronica “debole” potrà essere valutato dal giudice sulla base della sua affidabilità e quello senza firma varrà come una riproduzione meccanica. Ma su questi aspetti potrà essere utile un altro articolo.

Manlio Cammarata
InterLex

NOTA: Chi volesse poi approfondire alcune questioni più specificamente giuridiche sollevate dal regolamento sulla PEC, può andare a vedere i primi articoli su InterLex di domani, 10 febbraio. E nell’indice della sezione sulla firma digitale ci sono molti altri articoli sulla materia.

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  • Anonimo scrive:
    Che c*** hanno gli iracheni!!!!!!!!!!!!!
    Dopo Saddam, dopo la guerra contro "la armi di sterminio di massa" adesso anche il WLL che del tutto probabilmente verrà usato contro i migliori iracheni = quelli che non si sono fatti corrompere.......!!!!!!!!!!!!!!!
    • DKDIB scrive:
      Re: Che c*** hanno gli iracheni!!!!!!!!!!!!!
      Anonimo wrote:
      Dopo Saddam, dopo la guerra contro "la armi di sterminio
      di massa" adesso anche il WLL che del tutto probabilmente
      verrà usato contro i migliori iracheni [...]Non c'ho capito 'na mazza.
  • Anonimo scrive:
    di che stupirsi?
    l Orascom che vuole comprarsi la Wind e' Egiziana...!!!quindi...crediamo di essere forse i primi nel mondo????
  • beka scrive:
    Ho un'idea
    Facciamoci bombardare anche noi, facciamo finta di avere del petrolio, un dittatore assassino e di volere cambiare la nostra costituzione perchè rispecchi i principi del Corano...Magari la portano anche a noi...
    • Anonimo scrive:
      Re: Ho un'idea
      non serve chiamare gli americanibasta andare su http://www.trivenet.it/(per esempio)Alberto- Scritto da: beka
      Facciamoci bombardare anche noi, facciamo
      finta di avere del petrolio, un dittatore
      assassino e di volere cambiare la nostra
      costituzione perchè rispecchi i
      principi del Corano...
      Magari la portano anche a noi...
      • Anonimo scrive:
        Re: Ho un'idea
        ma... non credo ci serva....Inoltre, avete considerato il rischio che produrrebbe per via dell'inquinamento elettromagnetico ?
      • Anonimo scrive:
        Re: Ho un'idea
        sì... se mi paghi 3/4 dell'abbonamento mensile (cioè 150 euro) io pago gli altri 50.Pagherei più dei 39 euro di uno che ha un adsl 1280... ma vuoi mettere............ :s :'( :@ps.comunque non sono coperto in questa zona.
    • Anonimo scrive:
      Re: Ho un'idea
      - Scritto da: beka
      Facciamoci bombardare anche noi, facciamo
      finta di avere del petrolio, un dittatore
      assassino e di volere cambiare la nostra
      costituzione perchè rispecchi i
      principi del Corano...
      Magari la portano anche a noi...ah, ah... vai a raccontarla alle decine di iracheni morti sotto le bombe intelligenti
  • Anonimo scrive:
    Nel mentre in Italia...
    ...le aree rurali ancora aspettano la copertura.
    • Anonimo scrive:
      Re: Nel mentre in Italia...
      Non e' vero !In veneto e in trentino da tempo esiste il WLL su frequenze molto piu alte del wi-fi proprio per coprire zone non servite da telecom.Fabrizio
      • Anonimo scrive:
        Re: Nel mentre in Italia...
        - Scritto da: Anonimo
        Non e' vero !
        In veneto e in trentino da tempo esiste il
        WLL su frequenze molto piu alte del wi-fi
        proprio per coprire zone non servite da
        telecom.
        FabrizioAlllora correggiamo:Nel mentre in quasi tutta Italia le aree rurali ancora aspettano la copertura
        • Anonimo scrive:
          Re: Nel mentre in Italia...
          :D :D :D :D- Scritto da: Anonimo
          - Scritto da: Anonimo

          Non e' vero !

          In veneto e in trentino da tempo esiste
          il

          WLL su frequenze molto piu alte del
          wi-fi

          proprio per coprire zone non servite da

          telecom.

          Fabrizio

          Alllora correggiamo:

          Nel mentre in quasi tutta Italia le aree
          rurali ancora aspettano la copertura
      • Anonimo scrive:
        Re: Nel mentre in Italia...
        E' vero e non da poco, guarda qui, questa è roba di agosto 2002, non di ieri. Attenzione però, si parla di WLL e non ri connessioni wi-fi.http://www.wireless-italia.com/modules.php?name=NukeNews&req=article&sid=4Per quelle mi pare che ci siano ditte che danno la connettività outdoor gratuita, ma a condizione che prendi in comodato d'uso le loro schede, perchè ovviamente la connettività non la possono vendere, ma il comodato d'uso delle schede, beh... quello si.Come si dice: fatta la legge...
      • Anonimo scrive:
        Re: Nel mentre in Italia...
        taci valà... 1500-2000 euro di impianto, per poi pagare 70 e passa euro al mese e navigare a 256kbit, quando c'è gente che con 29 euro, naviga a 2mbit. Oppure, cosa dire di tr*ve*et? 200 euro al mese.Non sono di certo prezzi abbordabili da tutti... Lascia stare questi discorsi chè è meglio. La verità è che NON ESISTONO alternative all'adsl, a parità di prestazioni/prezzo... Ed è questo che mi manda in bestia, non ci credo, non è possibile. C'è qualcuno che blocca l'offerta di alternative.E dire che il mese scorso ero talmente incazzato e avevo i nervi a fior di pelle che volevo spenderli davvero quei 2000 euro di impianto e staccare a morsi i cavi telec*m.Ma poi ho ritrovato lucidità. In fondo si tratta di 256k (sarebbe sempre meglio del 56k comunque...).Perchè non fanno:adsl 1280: 39 euroadsl 640: 29 euroadsl 320: 19 eurome*da 56k: 8 euro?Per lo meno i prezzi sarebbero consoni alle prestazioni (beh, in realtà il 56k potrebbe costare anche 3-4 euro..se si parla di prestazioni..). :@
        • Anonimo scrive:
          Re: Nel mentre in Italia...
          Il WLL ha purtroppo costi in termini di apparati decisamente più alti del classico doppino affittato da Telecom.È evidente che un privato, dove trovi copertura ADSL con telecom, avrà convenienza a prendere questa strada. Viceversa un'azienda fuori copertura ADSL si vedrà negata l'attivazione di quel servizio (perché ad esempio zona poco redditizia), con l'alternativa obbligata di una ben più costosa HDSL. Ben più costosa di una connessione WLL.J.
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