Privacy, BigM contro BigG

Microsoft compra spazi pubblicitari per invitare gli utenti a scaricare i servizi di Google in favore di Bing e Hotmail. Le nuove policy annunciate da Mountain View sarebbero malefiche. Google risponde: falsi miti
Microsoft compra spazi pubblicitari per invitare gli utenti a scaricare i servizi di Google in favore di Bing e Hotmail. Le nuove policy annunciate da Mountain View sarebbero malefiche. Google risponde: falsi miti

Una vera e propria guerra tra titani high-tech , combattuta sul campo del web a colpi di proclami pubblicitari tra le pagine di prestigiosi quotidiani statunitensi. Microsoft contro Google, primo atto di uno scontro frontale sulle nuove policy in materia di privacy annunciate dal colosso di Mountain View.

Policy spremute, semplificate, che dovrebbero garantire agli utenti in G un’esperienza di navigazione più immediata e coinvolgente. In pratica, tutti i servizi – dalla posta elettronica a YouTube, da Picasa a Maps – verrebbero inseriti in un unico calderone per quanto concerne il trattamento dei dati personali o delle attività online .
Ma il gigante di Redmond non ci sta , passando subito all’attacco. “Le persone prima di tutto” è il nuovo slogan ideato da BigM per una campagna pubblicitaria inviata ai giornali a stelle e strisce. In estrema sintesi, un invito a scaricare i servizi targati Mountain View per abbracciare i “pluripremiati” Bing, Hotmail, Internet Explorer.

“Sarà più difficile per voi mantenere il controllo delle informazioni personali”, si legge nell’annuncio targato Microsoft. E perché Google sarebbe così interessata a queste controverse modifiche? Per una ragione molto logica: ciascuna informazione raccolta e collegata ad un determinato utente trasformerebbe il netizen stesso in un tesoro più succulento per i signori della pubblicità .

Pronta la risposta di BigG, in un post pubblicato dal policy manager Betsy Masiello. I discorsi fatti da Microsoft sarebbero pieni zeppi di falsi miti, a partire dal fatto che l’azienda californiana abbia guadagnato 36 miliardi di dollari dalla vendita di informazioni personali agli alfieri dell’advertising .

Google non venderebbe mai i dati personali, né avrebbe cambiato le attuali policy in materia di privacy. Parte delle spiegazioni offerte da Masiello sono già state recapitate al Congresso dopo le critiche piovute nei giorni scorsi. La Grande G non leggerebbe affatto le email degli utenti . “Noi non giudichiamo le policy altrui”, ha concluso piccato il post.

Mauro Vecchio

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02 02 2012
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