Privacy e nuvole, scontro fra continenti

Microsoft innesca il caso: il Patriot Act USA dà alle autorità americane il diritto di accedere ai dati utente archiviati nei server europei. La Commissione faccia qualcosa a riguardo, esortano i parlamentari UE

Roma – La legge USA che regola la sorveglianza distribuita – meglio nota come Patriot Act – dà agli States il diritto di accedere alle informazioni degli utenti indipendentemente da dove queste siano fisicamente archiviate. E il diritto alla privacy dei cittadini europei? Inutile, se hanno a che fare con società statunitensi quali Google, Facebook o Microsoft.

A far scoppiare il caso è proprio Redmond, che nella policy per la privacy di un servizio di cloud computing europeo pronto al lancio stabilisce nero su bianco “un numero limitato di circostanze” in cui potrebbe essere costretta a fornire i dati dell’utente a soggetti terzi – incluse le autorità degli USA.

A obbligare Microsoft a “fare la spia” sugli affari degli utenti UE è appunto il discusso Patriot Act, che fornisce alle autorità a stelle e strisce un diritto prioritario sull’accesso alle informazioni personali gestite da società statunitensi. Anche se tali informazioni sono ospitate su server europei e riguardano cittadini del Vecchio Continente.

Le prime reazioni dell’Europa, neanche a dirlo, non sono particolarmente accomodanti: Sophia In’t Veld, membro del comitato sulle libertà civili del parlamento di Bruxelles, si chiede che cosa la Commissione Europea – e il commissario alla data protection Viviane Reding – intenda fare per “rimediare alla situazione”, in quello che appare prima di tutto un conflitto politico sulla prevalenza della legislazione europea in materia di privacy rispetto a quelle di paesi terzi.

Alfonso Maruccia

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