Privacy e terrorismo, nuove parole al vento

Tanto per cambiare il Garante europeo dei dati personali mette all'indice la data retention e l'intercettazione di massa. Belle parole che non arriveranno nella stanza dei bottoni. Ecco come la pensa Peter Hustinix, un'autorità in materia
Tanto per cambiare il Garante europeo dei dati personali mette all'indice la data retention e l'intercettazione di massa. Belle parole che non arriveranno nella stanza dei bottoni. Ecco come la pensa Peter Hustinix, un'autorità in materia

Bruxelles – Le ultime novità legislative provenienti dagli Stati Uniti, così come le proteste di numerose associazioni contro la Direttiva europea sulla data retention , hanno spinto il Garante Europeo per la Protezione dei Dati , Peter Hustinix, a fare il punto sulla situazione. “La protezione della privacy non collide con le esigenze della lotta al terrorismo ed alla criminalità organizzata”, ha voluto ricordare Hustinix in un comunicato ufficiale.

“La legislazione in vigore dà tutti i poteri necessari alle forze dell’ordine per tenere sotto controllo comunicazioni sospette”, ha aggiunto il Garante, “non ci sono quindi motivi per inasprire ulteriormente il controllo”. La minaccia proveniente dal terrorismo globale, spesso utilizzata come motivazione per rendere più facile le attività di spionaggio domestico ai danni dei cittadini, “è un concetto utilizzato in maniera errata, che non giustifica la violazione della privacy”, ha detto Hustinix.

La scintilla che ha portato a leggi più severe per il controllo delle telecomunicazioni, sostengono gli esperti di OUT-LAW , rimane comunque il terrorismo: le intercettazioni di massa ed i programmi di spionaggio domestico erano relativamente sconosciute negli anni precedenti l’11 Settembre 2001, gli attentati di Madrid e quelli di Londra. Tuttavia, complice la convergenza digitale dei mezzi di comunicazione, l’attuale situazione geopolitica costringe molti paesi a dover scegliere tra due opzioni: più sicurezza e meno privacy, oppure viceversa.

Hustinix non sembra essere d’accordo con questa ipotesi, abbracciata dalla maggior parte degli osservatori. “La protezione dei dati personali va mano nella mano con la lotta alla criminalità”, ha detto il Garante. “La privacy è più facile da proteggere quando gli elementi pericolosi vengono assicurati alla giustizia”, ha sottolineato, “così che tutti possano essere sicuri e tutelati”.

Nel frattempo, le autorità federali statunitensi stanno lavorando ad una legge per costringere tutti gli ISP a preservare i log delle attività degli utenti per due anni, questa volta in nome della lotta alla pedopornografia. Il procuratore generale Alberto Gonzales si è espresso totalmente a favore di questa nuova legge: “Rispettiamo le libertà civili, serve comunque una lunga consultazione politica per capire come armonizzare le libertà dei cittadini alle esigenze della lotta al crimine”.

Tommaso Lombardi

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20 09 2006
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