Doveva essere un test cauto. La pubblicità lanciata a febbraio su ChatGPT ha raggiunto 100 milioni di dollari di ricavi annualizzati in sei settimane. Seicento inserzionisti, meno del 20% degli utenti idonei esposti a una pubblicità al giorno, un costo per mille impressioni di circa 60 dollari, tre volte la media di Meta. Alla faccia del “piccolo esperimento”… OpenAI ha appena dimostrato che la pubblicità nell’AI conversazionale funziona. E pure bene.
Come funziona (per ora)
Le pubblicità appaiono solo per gli utenti gratuiti e gli abbonati al piano Go (8 euro in Europa). Circa l’85% di questi account è idoneo, ma meno di uno su cinque vede un annuncio in un dato giorno. Le inserzioni compaiono in fondo alle risposte, chiaramente etichettate, senza influenzare il contenuto generato da ChatGPT.
Il margine di crescita è enorme. OpenAI ha monetizzato solo una piccola parte della propria audience. Il lancio di un accesso self-service per gli inserzionisti è previsto per aprile. David Dugan, ex dirigente pubblicitario di Meta, è stato nominato a capo del team commerciale globale. Circa l’80% delle piccole e medie imprese contattate avrebbe espresso interesse. L’espansione a Canada, Australia e Nuova Zelanda già bolle in pentola.
I limiti: il tasso di clic è basso
Non tutto è oro ciò che luccica. Il tasso di clic resta sotto l’1%, contro oltre il 6% di Google Search. Il programma pilota, inizialmente previsto per concludersi ad aprile, è stato prolungato. OpenAI parla di una fase di apprendimento, e a suo dire, non ha avuto alcun impatto sugli indicatori di fiducia degli utenti.
Ma un costo per mille impressioni di 60 dollari con un tasso di clic sotto l’1% racconta una storia un pelo diversa, gli inserzionisti pagano per la visibilità del brand più che per i clic. Se quel tasso migliorerà con il tempo, e con formati pubblicitari più sofisticati, il valore per impressione potrebbe salire ancora.
La concorrenza dovrà fare una scelta
Google, che finora non ha inserito pubblicità su Gemini nonostante abbia l’infrastruttura pubblicitaria più matura del pianeta, perde la scusa della prudenza quando un concorrente genera un risultato del genere in sei settimane. Microsoft ha già i link sponsorizzati su Copilot via Bing e potrebbe accelerare.
Anthropic è l’unica ad aver preso una posizione esplicita: nessuna pubblicità nei prodotti Claude, mai. Il suo modello si basa su abbonamenti e utilizzo professionale. Ma questa posizione ha un costo, esclude la monetizzazione di centinaia di milioni di utenti gratuiti. La scommessa regge finché la crescita degli abbonati tiene il passo. Incrociamo le dita.
Anche con pochi inserzionisti, pochi utenti esposti, e un solo annuncio al giorno i numeri sono già molto forti, quindi vuol dire che a pieno regime il potenziale è “sostanzioso”. La pubblicità nell’AI conversazionale non è più un dibattito filosofico, è un conto economico.