Push-to-Talk anche in Giappone, e in Italia?

Il secondo operatore mobile giapponese promette entro la fine del 2005 l'attivazione del nuovo servizio mobile che spopola negli USA. In Italia solo TIM ammette alcuni test. Una tecnologia scomoda?
Il secondo operatore mobile giapponese promette entro la fine del 2005 l'attivazione del nuovo servizio mobile che spopola negli USA. In Italia solo TIM ammette alcuni test. Una tecnologia scomoda?


Tokyo – KDDI , il secondo operatore mobile giapponese, ha annunciato che entro la fine dell’anno attiverà il nuovo servizio Push-to-Talk . Ormai un oggetto del desiderio anche per gli utenti italiani, che magari dispongono della tecnologia sul proprio cellulare ma devono subire l’ostinazione dei provider nazionali e che, almeno per ora, non possono ancora sfruttare i servizi telefonici che “bypassano” la telefonia mobile tradizionale.

Eppure secondo ricerche di mercato (Zelos Group) effettuate negli Stati Uniti, dove Nextel/Sprint ha iniziato a fornire il servizio da qualche anno, il 45% degli utenti mobili pone il Push-To-Talk al secondo posto nelle classifiche di gradimento, poco dopo le camere digitali integrate ad alta risoluzione.

Ma la verità è che gli operatori nazionali potrebbero veder ridotte le entrate. Un sistema walkie-talkie che permette di fare conversazione, scambiare immagini e SMS con un semplice abbonamento forfait sarebbe un disastro per le casse. Negli Stati Uniti Sprint/Nextel offre sul nazionale un abbonamento di 10 dollari al mese tutto incluso oppure un costo di 0,10 dollari al minuto. Due anni fa l’abbonamento costava 40 dollari al mese per 500 minuti di locali.

Senza contare che la multi-conferenza diventa così a portata di tasto: ci si alterna semplicemente utilizzando lo stile dei walkie-talkie. Prima gli Stati Uniti, adesso il Giappone. Quando sbarcherà anche in Italia? TIM lo sta testando, lecito sperare?

D.d.

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26 09 2005
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