HP ha appena reso noto un dato utile per capire quanto la crisi della RAM (e più in generale delle memorie) stia avendo un impatto diretto sui prezzi dei PC. Il produttore ha raccontato che oggi questi componenti pesano per il 35% del totale in termini di costo dei materiali necessari ad assemblare un computer. Per fare un paragone, solo tre mesi fa la quota era compresa tra il 15% e il 18%: è raddoppiata.
I numeri di HP spiegano la crisi della RAM
L’ha dichiarato Bruce Broussard, CEO ad interim del gruppo, durante un incontro con gli investitori dedicato ai risultati finanziari dell’ultimo trimestre. L’azienda si è mossa d’anticipo, assicurandosi contratti di fornitura a lungo termine così da poter riempire i propri magazzini con l’hardware necessario a portare sul mercato i nuovi modelli. In futuro potrebbe però incontrare problemi, come tutti gli altri protagonisti del settore.
Il processo che punta all’abbattimento dei costi passa anche dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nel flusso di lavoro, in particolare per quanto riguarda la gestione della logistica e per trovare un punto d’incontro tra le richieste dei clienti e la disponibilità dei prodotti.
Lo stato attuale del mercato PC, tra dazi e AI
A complicare ulteriormente un quadro già piuttosto complesso sono le ultime notizie riguardanti i dazi USA. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che quelli imposti da Donald Trump sono da considerare illegali: c’è la possibilità che tutte le realtà chiamate a pagarli fino a oggi possano bussare alla porta di Washington chiedendo rimborsi. E lo stesso vale per chi ha acquistato i dispositivi.
Il business PC di HP è in forma: +16% di fatturato in un anno, grazie a una richiesta in crescita. Un trend sostenuto anche dall’esigenza di passare a Windows 11, dopo l’abbandono del predecessore W10 da parte di Microsoft. Il 35% dei computer venduti ora integra il supporto all’AI in modo nativo, caratteristica che secondo Dell non genera ancora un’attrattiva sufficiente nei confronti di chi compra.