Il Recovery Fund è innovazione e sostenibilità

Il Recovery Fund proposto dalla Commissione Europea intende rilanciare l'UE passando espressamente per innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.
Il Recovery Fund proposto dalla Commissione Europea intende rilanciare l'UE passando espressamente per innovazione, digitalizzazione e sostenibilità.

C’è un sottile filo che unisce le speranze di ripresa economica dei Paesi europei, ed è una trama intrecciata di innovazione e sostenibilità. Queste due parole albergano infatti alla base del Recovery Fund che la Commissione Europea ha messo sul piatto, un intervento senza precedenti che ora andrà approvato definitivamente. L’Italia è il paese che più di altri potrà avvantaggiarsi di questo strumento dopo la grave crisi sanitaria subita, ma il denaro di cui molto si parla in queste ore ha in realtà una natura ed una destinazione già ampiamente definite: per inseguire questa anelata “Next Generation EU” serviranno investimenti tanto profondi da segnare una vera rivoluzione che innesti dinamiche virtuose ad ogni livello.

Le parole d’ordine sono le solite di sempre, quelle su cui il mandato von der Leyen è stato improntato peraltro, ma con la differenza per cui stavolta c’è in ballo un quantitativo di denaro mai visto prima: 750 miliardi di euro, con un budget long-term aggiuntivo da 1100 miliardi.

Quasi 2000 miliardi in ballo, insomma, per imprimere una svolta.

Next Generation EU

Tra le basi di questo intervento c’è un “Green Deal” che intende innestare i fondamenti di un’economia circolare più efficace, ma soprattutto dove gran parte degli investimenti andranno a ricalibrare gli equilibri delle risorse energetiche disponibili: eolico, fotovoltaico ed un rilancio dell’idrogeno saranno i presupposti di questo intervento. A ciò si aggiunga la volontà specifica di investire nella mobilità elettrica, tanto con l’incentivo all’acquisto di veicoli zero-emissioni, quanto con l’installazione di almeno 1 milione di punti di ricarica su tutto il continente.

Importanti indicazioni sono relativi all’evoluzione di reti e industrie, temi fortemente correlati alla digitalizzazione dei processi e del lavoro. L’UE in tal senso chiede espressamente:

  • investimenti in una maggiore e migliore connettività, specie in termini di rapida diffusione delle reti 5G;
  • maggiore presenza industriale e tecnologica nei settori strategici, non da ultimo intelligenza artificiale, cibersicurezza, supercalcolo, cloud;
  • costruzione di un’autentica economia basata sui dati che funga da volano per l’innovazione e la creazione di posti di lavoro.
  • maggiore ciberresilienza.

Da dove arriveranno i fondi?

Parole di Ursula von der Leyen:

I fondi saranno ottenuti eliminando provvisoriamente il massimale delle risorse proprie, al fine di permettere alla Commissione di servirsi del suo ottimo rating di credito per contrarre prestiti sui mercati finanziari. […] I nostri investimenti non solo preserveranno gli eccezionali risultati conseguiti negli ultimi 70 anni, ma garantiranno anche un’Unione climaticamente neutra, digitale, sociale e sulla quale si possa contare sul piano mondiale anche in futuro. […]

Next Generation EU ristabilirà e ricostruirà il nostro mercato unico, fonte inestimabile di innovazione, prosperità e opportunità. Tutti gli Stati membri devono investire in tecnologie che stimolino la ripresa mediante nuove industrie innovative e pulite. Next Generation EU rafforza il Green deal europeo e Orizzonte Europa e investirà in infrastrutture di importanza cruciale, dal 5G alla ristrutturazione edilizia.

Secondo alcune ipotesi, per rimpolpare questi fondi si potrebbe arrivare una volta per tutte ad una Web Tax europea che attinga nuove risorse dai big tech internazionali, aspetto sul quale si discute senza risultati però ormai da troppi anni – mettendo peraltro in profondo imbarazzo quei Paesi anche avrebbero voluto muoversi in proprio.

La trattativa proseguirà, ma la presidenza von del Leyen ha espresso massimi auspici di arrivare ad una approvazione definitiva entro il mese di luglio: ogni ritardo ulteriore potrebbe gravare in modo irreversibile sia sull’economia europea, sia sulla stessa tenuta dell’Unione. Per procedere serve l’unanimità, ma alcuni Paesi (ad esempio l’Olanda) hanno espresso dubbi e promettono ostruzionismo.

In un piano tanto ambizioso, l’Italia è uno dei paesi che più potrà attingere ai fondi: 81 miliardi saranno a fondo perduto, 90 miliardi arriveranno sotto forma di prestito, arrivando così a superare i 170 miliardi complessivi di investimenti. Tutto ciò non sarà parte di un unico calderone, ma si tratterà di fondi che andranno a finanziare singole progettualità che l’UE dovrà vagliare ed approvare. Per il Governo si aprirà ora una partita interna per cercare di destinare al meglio questi progetti, affinché possano stimolare il moltiplicatore degli investimenti privati, possano creare posti di lavoro, possano instaurare quella scossa positiva di cui l’Italia ha bisogno e possano così realmente rappresentare un’occasione di rilancio.

Il tutto, però, con precisi principi a cui dover rispondere: digitalizzazione e sostenibilità. Due parole che per l’Italia rappresentano davvero una speranza estremamente concreta.

Link copiato negli appunti

Ti potrebbe interessare

28 05 2020
Link copiato negli appunti