Regno Unito, automobilisti senza via di fuga

La immagini delle targhe dei veicoli intercettati dalle cam finiranno in un database centralizzato. Che consentirà di ricostruire 5 anni di spostamenti di un cittadino motorizzato

Roma – Gli occhiuti obiettivi delle cam si insinueranno ancora più a fondo nella vita dei cittadini del Regno Unito. Già monitorano gli snodi delle principali arterie cittadine, vigilano sui vicoli bui, registrano in ogni istante la targa dell’automobile che entra nel loro campo visivo. Le forze dell’ordine, a partire dal prossimo anno, potranno attingere a piene mani: un database centralizzato sarà a loro disposizione per tracciare la vita al volante dei cittadini.

Cam A rivelare le proporzioni ancor più vaste del progetto di Automated Number Plate Recognition (ANPR), un documento ottenuto dal Guardian . L’Home Office, per rispondere alle richieste formulate sulla base del Freedom of Information Act, ha ammesso una massiccia riconversione delle cam di monitoraggio del traffico in occhi al servizio della legge: ora raccolgono informazioni su 10 milioni di automobilisti al giorno ma presto saranno in grado di registrare lo scorrere di 50 milioni di targhe .

Il sistema di monitoraggio delle strade era stato approntato per osservare con discrezione 39 milioni di autovetture per mezzo di 3mila telecamere: in grado di leggere e memorizzare la targhe dell’automobilista, sarebbe servito a rintracciare le vetture sospette e accalappiare autisti indisciplinati. I dati immagazzinati sarebbero stati conservati per due anni, a rimpinguare i database statali, poi sarebbero stati eliminati. Nel 2007 era stato approvato un provvedimento che avrebbe consentito alle forze dell’ordine di frugare fra i dati immagazzinati dal sistema ANPR e di distillarne degli indizi per tutelare la sicurezza della nazione dalle minacce terroristiche. Dati che, si è appreso solo di recente, avrebbero potuto essere esportati , in nome della sicurezza, verso le forze dell’ordine di altri paesi.

Di qui a quattro mesi, quando il progetto delle autorità potrà considerarsi concluso, tutti i dati raccolti convergeranno in un unico database gestito a Hendon, in un centro localizzato nei sobborghi settentrionali di Londra. L’Home Office ha confermato quanto si paventava negli anni scorsi: se le foto che testimoniano il passaggio di un’automobile nel campo visivo della cam vengono conservate per un anno, per cinque anni restano consultabili i dati relativi a quel passaggio. Una mole di informazioni che nel 2009, una volta connessi e incrociati gli archivi delle singole forze dell’ordine, raggiungerà i 18 miliardi di avvistamenti. Sono dati che le autorità sono invitate a “sfruttare appieno e in maniera strategica”, rivela il documento ottenuto dal Guardian : si riveleranno utili per rintracciare l’automobilista che ha scordato di pagare l’assicurazione, rappresenteranno un appiglio per ricostruire gli spostamenti dei criminali, costituiranno un deterrente per i cittadini che meditano di infrangere la legge.

Rumoreggiano le associazioni che si battono a tutela della privacy dei cittadini: una tale macchina di monitoraggio e di data mining a parere di Simon Davies di Privacy International consegna nelle mani delle autorità dei “poteri di sorveglianza straordinari” e poco proporzionati. Data la pervasività delle cam, l’archivio centralizzato di Hendon permetterebbe di ricostruire cinque anni di spostamenti di ciascun cittadino motorizzato, permetterebbe di individuarne le abitudini, di studiarne le traiettorie. Possibilità a disposizione delle forze dell’ordine, possibilità che, viste le innumerevoli falle nel sistema di conservazione dei dati personali, rischia di poter sfruttare qualsiasi malintenzionato.

Gaia Bottà

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  • fozzy scrive:
    spero che della nota ufficiale parlerete
    mi aspetto che teniate d'occhio questa faccenda per vedere quando MS la commenteràe se non lo farà potreste chiedere voi
  • Maxy scrive:
    Robert Delaware ha torto
    Il Sig. Delaware aveva degli accordi con Microsoft, e nonostante questo si e' fatto intervistare e ha lasciato delle DICHIARAZIONI UFFICIALI. Questo atteggiamento e' scorretto da un beta-tester.Il caso sarebbe diverso se a parlarne fosse stato una persona, per quanto esperta, ma non sotto sotto contratto della Microsoft per trovare i problemi.Ho amici che lavorano presso Microsoft e in via confidenziale mi hanno parlato di alcuni bug grossi che affligge Vista e attualmente non e' possibile svilupparci certi prodotti professionali; pero' non possono dichiarare nulla in via ufficiale, sono pagati anche per segnalare errori in modo che (forse) qualcuno li risolva.Se invece di sistemi operativi fossero elettrodomestici o automobili in grado di nuocere all'incolumita' delle persone, il caso sarebbe piu' spinoso; ma anche cosi', a meno che il produttore di prodotti dannosi non effettui un richiamo, il tester non e' autorizzato a rilasciare dichiarazioni ufficiali.
  • pallopinko scrive:
    x redazione
    personnel-related issues non va tradotto con "questioni personali", se mai "di personale"
  • Marco Marcoaldi scrive:
    Giusto ma sbagliato !
    E' giusto legalmente parlando che se firmi una clausola di Non Disclosure, se lo fai ti appioppi tutti i problemi che ne derivano !Lo sbagliato è il modo di fare di questo tipo di clausole che se è vero che nel settore videogames non crea nessun problema serio (se non alla microsoft stessa) questo modo di fare viene applicato anche in settori chimici/farmaceutici, per ritrovarci poi con la sicurezza che il Vioxx sia sano, il Lipobay faccia bene e che l'amianto sia sicuro !!!!!
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