Resa dei conti per l'e-Government

di Michele Cocchiglia - Crescono tecnologie e servizi di governo elettronico in tutto il Mondo, grazie anche alla spinta di organismi internazionali, ma è davvero tutto oro quel che luccica? Il quadro
di Michele Cocchiglia - Crescono tecnologie e servizi di governo elettronico in tutto il Mondo, grazie anche alla spinta di organismi internazionali, ma è davvero tutto oro quel che luccica? Il quadro


Roma – Al centro dell’agenda europea ormai da qualche anno, l’e-Government sembra confermare il suo trend di crescita. Secondo un recente studio condotto da TNS Abacus in 32 paesi, l’utilizzo dei servizi di e-Government avrebbe subito nel corso del 2003 un incremento percentuale medio pari all’11%, con punte superiori al 60% nei paesi scandinavi e tassi di crescita compresi tra il 25% e il 30% in paesi come la Francia, la Germania e l’Italia.

A confermare questa tendenza su scala globale, contribuisce anche l’interesse dimostrato da un crescente numero di paesi in via sviluppo nei confronti di questo specifico ambito di applicazione delle ICT, anche sulla spinta dei numerosi interventi della Banca Mondiale in quest’area, e dei molti progetti finanziati da Unione Europea , organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo.

E’ opinione diffusa, infatti, che l’adozione di applicazioni e servizi di e-Government nei paesi in via di sviluppo possa portare grandi benefici, non solo in termini di efficienza e trasparenza dei processi pubblici, ma anche in termini di maggiore partecipazione dei cittadini alle attività di governo. E-Government come pilastro della riforma amministrativa, quindi, ma anche come importante fattore di crescita democratica.

A distanza di quasi dieci anni dalle sue prime applicazioni nei paesi del sud del mondo, tuttavia, l’e-Government per lo sviluppo sembra oggi essere giunto ad una resa dei conti. Un recente studio condotto dall’Institute for Development Policy and Management ( IDPM ) dell’Università di Manchester ha fatto emergere alcuni dubbi sulla portata di questi progetti, e sulla loro effettiva realizzabilità in contesti particolarmente sfavorevoli.

Secondo l’IDPM, infatti, sarebbe prossimo all’80% il numero di progetti di e-Government destinati al fallimento nei paesi in via di sviluppo. Tra i principali motivi di insuccesso, i numerosi vincoli di natura giuridica, sociale e culturale, oltre che tecnologica, che renderebbero particolarmente complessa la realizzazione di simili interventi progettuali in molti dei paesi in questione.

Un esempio per tutti: l’informatizzazione delle dogane in Albania, dove il livello di corruzione dei funzionari del governo locale ha reso vani i tentativi dell’ UNCTAD e dell’Unione Europea di gestire in maniera automatizzata (riducendo quindi al minimo l’intervento umano) le merci in transito sul territorio albanese. Altri fattori vincolanti sarebbero poi l’assenza di un quadro normativo adeguato a sostenere tali interventi, la scarsa concorrenzialità del settore ICT e la mancanza di risorse qualificate e di competenze informatiche.

L’e-Government è una materia complessa, un travagliato processo di riforma che molti paesi industrializzati sono ancora lungi dall’aver completato. Altrettanto complessa è l’analisi delle sue potenzialità e dei benefici che è in grado di portare. Siamo davvero convinti che possa costituire uno strumento di democrazia, capace di promuovere il buon governo e lo sviluppo sostenibile?

Michele Cocchiglia
Nota sull’autore: Michele Cocchiglia, già consulente per le Nazioni Unite in materia di ICT ed e-Government, ha lavorato presso l’Unità Tecnica “e-Government per lo Sviluppo” del Governo italiano.
I contributi su Punto Informatico rispecchiano unicamente le sue opinioni personali.

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04 08 2005
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