Revenge porn, si muove anche il Regno Unito

Le intenzioni del legislatore sono chiare: tolleranza zero nei confronti di chi espone l'intimità altrui. Sarà la formulazione della legge a determinarne la reale efficacia

Roma – Diffondere con ogni mezzo immagini di nudità senza il consenso della persona ritratta potrebbe diventare un reato punibile con due anni di carcere anche nel Regno Unito: anche il legislatore britannico sta mettendo a punto una strategia per contenere il fenomeno del revenge porn , e medita di farlo delineando una fattispecie e prevedendo apposite misure deterrenti.

Se oltreoceano fervono le discussioni sulle numerose iniziative legislative proposte per arginare una deriva della pornografia che rischia di colpire coloro che nutrono troppa fiducia nei confronti delle tecnologie e dei partner a cui si affidano, nel Vecchio Continente è per ora solo la Germania ad aver deliberato nello specifico della materia: per non lasciare nulla alla variabilità delle interpretazioni dell’esistente quadro normativo, per dimostrare il proprio impegno nei confronti di cittadini sempre più impensieriti dalle cronache , il segretario alla giustizia britannico Chris Grayling ha annunciato una nuova proposta di legge.

“Il fatto che ci siano degli individui che con crudeltà distribuiscono immagini scattate nell’intimità dei loro ex partner senza il loro consenso – ha denunciato Grayling – va oltre ogni immaginazione”. Nel Regno Unito già sono in vigore leggi volte a tutelare la privacy, a prevenire la circolazione di materiale osceno e pedopornografico, a punire il ricatto; le leggi che regolamentano il settore delle comunicazioni possono fungere da punto di riferimento per giudicare gli abusi, e persino il diritto d’autore può servire a contrastare certi aspetti e certe manifestazioni del revenge porn : le autorità intendono però sgombrare il campo dai dubbi e, per assicurarsi che “coloro che cadano vittima di questo tipo di riprovevole comportamento sappiano che lo stato è dalla loro parte e che farà di tutto per fare giustizia”, hanno scelto di “cambiare la legge per fare in modo che sia chiaro che coloro che agiscono in questo modo possono essere puniti con il carcere”.

Per ora è dato sapere che il reato riguarderà “immagini o video che mostrano persone nel corso di attività sessuali o ritratte in atteggiamento che implica una relazione con il sesso o che comportano l’esposizione dei genitali in una maniera che non è solita essere vista in pubblico”. Se le intenzioni del Regno Unito sono cristalline e inequivocabili, sarà la formulazione definitiva della legge a determinarne la reale efficacia: il testo in vigore in Arizona, ad esempio, è nel mirino delle associazioni che si battono per i diritti civili perché ritenuto tanto generico da poter essere piegato a soffocare la circolazione di informazione, arte e cultura.

Gaia Bottà

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