Tanto tuonò, che non piovve. A poco sembrano essere servite le molteplici voci di protesta che di recente si sono scagliate contro alcuni passaggi della Riforma Copyright, prendendo di mira in particolare quegli articoli 11 e 13 che secondo molti finirebbero con l’avere ripercussioni negative di gran lunga superiori rispetto ai benefici derivanti dalla loro introduzione.

Riforma Copyright: #linktax e #uploadfilter

Si sono conclusi i negoziati a porte chiuse che hanno visto riuniti intorno a un tavolo gli esponenti e i sostenitori dell’una e dell’altra fazione, di chi spinge per un’approvazione della Direttiva Copyright nella sua forma attuale e di chi invece chiede un intervento correttivo mirato, sui passaggi già citati, ribattezzati #linktax e #uploadfilter proprio per la natura delle imposizioni previste. La versione finale del testo che sarà sottoposto al voto del Parlamento Europeo in marzo o aprile non è stata resa pubblica, ma apprendiamo dal blog di Julia Reda, esponente del Partito Pirata da sempre attiva su questo fronte, come non siano state apportate modifiche significative. Il suo è un ultimo grido d’allarme.

Questa legge cambierà radicalmente Internet per come lo conosciamo, se approvata nel voto ormai prossimo.

Riassumendo brevemente, l’articolo 11 impedisce a player del mondo online come motori di ricerca e aggregatori di mostrare contenuti pubblicati dagli editori senza versare loro un contributo. Secondo alcuni un vincolo insostenibile dal punto di vista economico: Google, per provocazione, ha mostrato come si trasformerebbero le sue SERP, svuotandosi completamente.

Una SERP completamente bianca dopo la ricerca di notizie su Google News: i possibili effetti della riforma del copyright

L’articolo 13, nella sua forma discussa, imporrebbe invece alle piattaforme di esercitare attività di controllo preventivo sui contenuti generati e caricati dagli utenti, assumendosi in toto la responsabilità del loro comportamento e delle relative conseguenze. Una dinamica interpretata da molti come la volontà di introdurre una forma di controllo di Internet, andando nemmeno troppo indirettamente a inficiare la libertà di espressione e informazione. Per Susan Wojcicki, così YouTube rischierebbe la chiusura.

Il testo, secondo il Parlamento Europeo

Da parte sua il Parlamento Europeo promuove una interpretazione morbida, cercando di mitigare i possibili effetti collaterali derivanti dall’approvazione definitiva del testo:

  • le piattaforme Web dovranno pagare artisti e giornalisti per lo sfruttamento del loro lavoro;
  • alcuni upload, come meme o GIF animate, potranno essere condivisi liberamente;
  • i link ai nuovi articoli, accompagnati da “singole parole o brevi riassunti” potranno essere condivisi liberamente;
  • i giornalisti dovranno avere una quota delle entrate ottenute dai loro editori;
  • le startup saranno soggette a minori restrizioni;
  • la direttiva non impone filtri.

L’accordo mira a rafforzare la posizione dei titolari dei diritti d’autore, in particolare musicisti, artisti, interpreti e sceneggiatori, nonché gli editori di notizie, al fine di negoziare accordi migliori per la retribuzione per l’uso delle loro opere sulle piattaforme online.

Il testo, secondo Julia Reda

  • Le piattaforme dovranno acquistare diritti per qualunque contenuto protetto da copyright che gli utenti potrebbero caricare, poiché in caso contrario ne sarebbero responsabili;
  • se le piattaforme dovranno fare “tutto quanto possibile” per impedire il caricamento di contenuti protetti, non potranno far altro che imporre filtri specifici: sebbene non richiesti esplicitamente dalla direttiva, sarebbe quindi una soluzione implicitamente inevitabile;
  • l’eccesso di responsabilizzazione delle piattaforme ridurrà i rischi che sono disposti ad assumersi e ciò andrà a detrimento della libertà di espressione dei singoli;
  • la direttiva consente riassunti “very short”, ma non è chiaro cosa ciò significhi e non è pertanto possibile capire al momento se i brevi abstract in stile “meta description” possano o meno essere contemplati all’interno di questa casistica.

Roadmap

L’accordo dovrà ora essere approvato dal Consiglio ed infine dalla plenaria del Parlamento Europeo: alla luce dei tempi entro cui si sono chiusi i negoziati, è del tutto possibile che tale passaggio possa essere conseguito prima delle prossime elezioni europee; in caso contrario ad esprimersi in modo definitivo sulla Direttiva potrebbe essere un Parlamento di nuova costituzione, con nuovi equilibri interni e – la cosa non è certo improbabile – con un punto di vista più morbido rispetto a quello che si rispecchia nella formulazione attuale della riforma.

I tempi sono tutto e il Partito Pirata lo sa: la battaglia è destinata a continuare fino all’ultimo passaggio, perché anche un solo intoppo potrebbe procrastinare l’approvazione della Direttiva mettendone in discussione i principi di fronte ad una nuova Plenaria.

Quelli del Sì, quelli del No

Non tutti sono però in disaccordo con la proposta in discussione. Una fetta importante dei parlamentari europei si è schierata con fermezza a difesa del Sì, sostenuta tra gli altri dalle posizioni di Francia e Germania. L’Italia si è detta più volte al fianco del fronte No appoggiando il movimento #saveyourinternet che da sempre chiede una revisione della Riforma Copyright, anche se dagli ultimi interventi sul tema emergono i contorni di un’opposizione che è andata via via facendosi sempre più morbida. L’industria musicale nostrana, invece, approfittando dell’attenzione mediatica rivolta al palco di Sanremo, si è schierata la scorsa settimana in difesa dell’articolo 13.

La Direttiva nella sua complessità tocca altri temi, meno discussi, come la definizione dei compensi da riconoscere agli autori, la disponibilità di dati e informazioni per finalità di ricerca o sviluppo e l’accesso libero al materiale d’archivio di istituzioni e musei.

L’ultimo scoglio prima dell’entrata in vigore è ora costituito dal voto: la palla passa nelle mani del Parlamento Europeo, in date non ancora meglio precisate tra fine marzo e metà aprile. L’esito non è scontato, se si considera che alle porte c’è una scadenza importante come quella delle elezioni di maggio e che l’atteggiamento assunto dagli eurodeputati in plenaria potrebbe influenzare il comportamento dei cittadini chiamati alle urne da lì a poche settimane.

La Direttiva Copyright potrà diventare tema influente nella futura campagna elettorale per le elezioni europee? I candidati saranno chiamati ad esprimersi singolarmente sul tema?

Fonte: Julia Reda

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  • franco scrive:
    Ma queste riforme sembra l'abbiano fatte per dare addosso ai grandi colossi abbracciando la causa delle lobby tradizionali contro le aziende innovative . Questo è un suicidio .
  • Davide scrive:
    Ci si è abituati ad avere tutto gratis, facendo arricchire poche grandi aziende che hanno il totale controllo sui nostri dati. A discapito della nostra privacy, a discapito del diritto degli autori di contenuti ad essere remunerati per il proprio lavoro. La libertà di espressione non è in discussione, chi vuole si apre un sito web e via, può esprimersi come meglio crede. In discussione sono le piattaforme gigantesche, senza alcuna possibilità di libera concorrenza, perché operano in condizioni di quasi-monopolio.
  • Be&O scrive:
    Non è Muletto o Altro, qui si parla che chiuderanno servizi e molti diventeranno a pagamento e noi a continuare a brucare come pecore e vacche da mungere. Voglio vedere con Youtube e Co, servizzi utilissimi a volte abusati ma che in realtà valgono, diventare per l'euroba solo ad abbonamento, e Wikipedia chiudere, non sarà il top, non sarà certificata come trecani.... Ma pagare per tutte è un eccesso, più che altro finiremo tutti a dover usare le VPN, almeno paghi un solo servizio e basta al contrario di Un milione di servizi a pagamento.
  • Fetente scrive:
    eccellente. Tornerà a correre il muletto
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