Rimborso Windows, ma in silenzio

Il produttore asiatico Lenovo chiede la firma di un accordo di riservatezza per liquidare. L'utente rifiuta e non se ne fa niente. Ma in suo soccorso giunge una community
Il produttore asiatico Lenovo chiede la firma di un accordo di riservatezza per liquidare. L'utente rifiuta e non se ne fa niente. Ma in suo soccorso giunge una community

Richiedere il rimborso del sistema operativo preinstallato sul proprio PC si può, ma solo se il cliente accetta di tenere tutto segreto. Questo è quanto afferma di essersi visto proporre Kamil Páral , consumatore della Repubblica Ceca, dalla filiale locale di Lenovo: acquistato un laptop del produttore asiatico, non ha gradito la versione di Windows Vista che vi ha trovato a bordo, e ha chiesto di poterla rimuovere. La trattativa sarebbe saltata per il suo diniego di firmare un NDA ( non-disclosure agreement ), vale a dire un accordo che implica la riservatezza.

La saga di Kamil inizia lo scorso maggio, quando acquista un Lenovo ThinkPad R61 : un portatile molto ben carrozzato, con processore fino a 2,2GHz e scheda grafica Nvidia Quadro. A bordo, oltre a RAM e masterizzatore DVD, c’è anche Windows Vista Business : Kamil è un utente Linux e, sfruttando le condizioni mostrate dalla licenza EULA che bisogna accettare per iniziare ad usare il laptop, opta per il rimborso offerto, contando di non utilizzare il sistema operativo prodotto da Microsoft.

Si tratta di una procedura non sempre nota agli acquirenti di PC e notebook, che in alcuni casi tendono a considerare la fornitura di un sistema operativo Windows come una dotazione standard del proprio computer. Eppure, oltre alla licenza che invita espressamente a rivolgersi al rivenditore per ottenere un rimborso, all’estero esistono sentenze giudiziarie che chiariscono l’assoluta liceità di questa pratica. Non avviene lo stesso in Italia, dove si tratta invece ancora di una questione dibattuta.

Lo stesso dicasi, evidentemente, per la Repubblica Ceca. L’intera procedura, piuttosto lunga e complessa a giudicare dalle parole di Kamil, ha richiesto quasi 10 settimane per giungere a una conclusione: all’utente è stato chiesto di firmare un modulo di non divulgazione dei termini dell’accordo in cambio di un rimborso pari a 1.950 corone ceche (poco meno di 80 euro). Condizioni che Kamil non ha accettato, preferendo invece raccontare online la sua versione dell’accaduto.

La sua vicenda è stata pubblicata sul sito ceco AbcLinuxu.cz , che si è anche offerto di compensare lo sforzo di Kamil con un pagamento di 1.950 corone ceche in virtù dell’articolo da lui prodotto.

Luca Annunziata

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01 09 2008
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