Durante il CES 2026 a Las Vegas, Boston Dynamics (sussidiaria del gruppo Hyundai), ha presentato la versione commerciale del robot umanoide Atlas. Quando la multinazionale sudcoreana ha annunciato che questi robot sarebbero entrati nelle fabbriche a partire dal 2028, i sindacati hanno fatto sapere all’azienda che prima dovranno passare sul loro cadavere.
I lavoratori Hyundai dicono no ai robot che vogliono rubargli il lavoro
Mentre gli azionisti brindavano, gli operai hanno iniziato a immaginare quanti colleghi potrebbero essere sostituiti da macchine alte due metri che non si lamentano mai e lavorano ventiquattr’ore su ventiquattro. E hanno deciso che no, grazie, preferiscono tenere i loro posti di lavoro, anche se significa sollevare carichi pesanti e fare movimenti ripetitivi.
Secondo Reuters, i sindacati coreani hanno diffidato Hyundai dal dispiegare questa tecnologia senza il loro consenso. Parlano di “shock occupazionale“, quindi se fanno entrare quei robot, senza prima parlare con loro, succede il finimondo.
Hyundai ha cercato di rassicurare tutti presentando un piano di integrazione progressiva. Atlas non arriverà domani a sostituire metà della forza lavoro. Inizierà nel 2028 con compiti specifici dove sicurezza e qualità sono state comprovate, come il sequenziamento dei componenti. Entro il 2030, le applicazioni si estenderanno all’assemblaggio. E col tempo, Atlas si farà carico di compiti che implicano movimenti ripetitivi, carichi pesanti e altre operazioni complesse.
Cioè farà esattamente quello che fanno adesso i lavoratori in carne e ossa. Ma senza stipendio, senza assicurazione sanitaria, senza ferie pagate. E soprattutto senza la capacità di organizzarsi in sindacati e protestare quando le condizioni di lavoro peggiorano.
Hyundai promette ambienti di lavoro più sicuri per i dipendenti delle fabbriche… e certo, un ambiente di lavoro senza lavoratori è tecnicamente sicurissimo per i lavoratori. Zero incidenti sul lavoro se non c’è nessuno che lavora.
La visione collaborativa che sa di bugia
Nella visione ufficiale di Hyundai, il futuro è una collaborazione armoniosa tra robot e umani. I robot si occupano delle mansioni più difficili o rischiose, mentre gli esseri umani hanno un ruolo di supervisione e addestramento. Gli umani diventano supervisori mentre i robot fanno il lavoro pesante.
Ma di fatto vuol dire che avranno bisogno di molti meno lavoratori. Perché se un robot può fare il lavoro di dieci persone, e in fabbrica ce ne sono cento, alla fine servono dieci supervisori e novanta persone possono andarsene a casa. E la storia dell’addestramento, chi se la beve? Prima s’insegna al robot come fare il proprio lavoro, e poi che succede?
Lo show di Las Vegas contro la realtà coreana
A Las Vegas, Boston Dynamics ha fatto lo show. Atlas che si muove, che afferra oggetti, che dimostra capacità impressionanti. Il pubblico tech ha applaudito, i giornalisti hanno scritto articoli entusiasti, gli investitori hanno visto dollari danzare davanti agli occhi. È il futuro, hanno detto.
Ma in Corea del Sud, dove Hyundai ha le sue fabbriche e i suoi lavoratori, la reazione è stata ben diversa, ovviamente. I sindacati non sono contro la tecnologia in sé. Piuttosto, sono contrari l’idea che la tecnologia venga usata per sostituire i lavoratori senza garantire loro un futuro. Hanno tutte le ragioni di questo mondo per essere sospettosi.
Quello che sta succedendo in Hyundai è solo l’inizio. Perché se i robot umanoidi diventano davvero abbastanza capaci da lavorare in fabbrica, ogni azienda manifatturiera del mondo vorrà usarli. E ogni volta che un’azienda annuncerà l’introduzione di robot, i lavoratori protesteranno. Perché nessuno vuole essere sostituito da una macchina, per quanto avanzata.