RSF, la lista nera della cybercensura

Cinque stati inclusi dall'organizzazione internazionale nell'ultima lista dei nemici di Internet. Cina, Iran, Siria, Vietnam e Bahrein. Per la prima volta incluse anche cinque aziende fornitrici di soluzioni per la sorveglianza

Roma – Nella giornata mondiale contro la cybercensura, il nuovo rapporto stilato dall’organizzazione parigina Reporters Sans Frontières (RSF) per denunciare gli attuali nemici di Internet. Dalla Siria all’Iran, cinque nazioni impegnate in attività di sorveglianza delle comunicazioni digitali , a partire dallo sfruttamento esteso di tecnologie per il monitoraggio delle reti sociali, dei forum di discussione, delle piattaforme di blogging.

A caccia di scomodi giornalisti e attivisti del dissenso, la grande muraglia digitale cinese non è certo mancata all’appello nell’ultima edizione del report di RSF. In Iran, le attività di sorveglianza nelle reti online è passata ad uno stadio ulteriore, con la realizzazione di una Internet nazionale che risulti assolutamente priva dei contenuti forniti dalla cultura occidentale ai netizen dell’ex-Persia .

Mentre Tehran ha annunciato l’imminente blocco delle Virtual Private Network (VPN) sfruttate dagli utenti per aggirare i filtri di stato, la famiglia reale del Bahrain si servirebbe delle tecnologie di sorveglianza tedesche per individuare e arrestare i giornalisti dissidenti . La teutonica Trovicor è infatti presente nella prima lista delle aziende nemiche di Internet, stilata da RSF per il report di quest’anno.

Da Amesys a Blue Coat, almeno cinque aziende specializzate in soluzioni high-tech sono state identificate come nemiche della libertà in Rete . In Siria, ad esempio, tecnologie di tipo Deep Packet Inspection (DPI) sono state fornite da Blue Coat per spiare e stroncare il dissenso di natura politica. Ad oggi, RSF ha quantificato in 180 il numero complessivo di utenti arrestati dai governi oppressivi per il rilascio di informazioni e dati online.

In Cina, la nota piattaforma VoIP Skype viene da tempo ampiamente sfruttata a livello centrale per raccogliere informazioni relative ai vari credo politici, con oltre mille parole chiave archiviate dallo stesso client di Microsoft per individuare eventuali comunicazioni sensibili . È questo il risultato di uno studio condotto da Jeffrey Knockel, fresco laureato in scienze informatiche alla University of New Mexico .
Aggirando le specifiche tecnologie di cifratura con cui Skype nasconde le informazioni raccolte sugli utenti cinesi, Knockel è riuscito a trovare una corposa serie di keyword inviate ai server di TOM-Skype, versione asiatica del client VoIP dalla joint-venture tra Microsoft e il carrier wireless locale TOM Online . La stessa BigM ha subito sottolineato come l’utilizzo di Skype serva ad abbattere tutte le barriere nelle comunicazioni globali. Ma anche come la versione cinese debba risultare conforme alle leggi nazionali.

Mauro Vecchio

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