Russia: stazioni offline dopo il disastro nucleare

48 ore dopo l'esplosione al largo di Nyonoksa due stazioni per il monitoraggio della radioattività sono andate offline, altre nei giorni successivi.
48 ore dopo l'esplosione al largo di Nyonoksa due stazioni per il monitoraggio della radioattività sono andate offline, altre nei giorni successivi.

Non è ancora del tutto chiaro cosa sia accaduto l’8 agosto nel sito militare di Nyonoksa, cittadina situata nel nord-ovest della Russia in prossimità della costa sul Mar Bianco. Si è a conoscenza dell’esplosione di un non meglio precisato armamento di tipo nucleare (forse il 9M730 Burevestnik più volte citato da Putin) situato su una piattaforma al largo che ha causato la morte immediata di cinque addetti ai lavori e il ferimento di altro personale. Oggi la vicenda si arricchisce di un ulteriore mistero che riguarda sistemi di comunicazione e stazioni per la misurazione della radioattività.

L’incidente di Nyonoksa e le stazioni offline

Il CTBTO (Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organization), organizzazione internazionale impegnata nel controllare che non vengano condotti test nucleari, afferma che nella giornata del 10 agosto, dunque 48 ore circa dopo l’evento, le stazioni russe di Dubna e Kirov hanno interrotto la trasmissione dei dati rilevati inerenti la concentrazione di radionuclide nell’aria. Lo stesso hanno fatto tre giorni più tardi quelle di Bilibino e Zalesovo. Un blackout che al momento non ha spiegazione, riguardante quattro punti di monitoraggio tutti collocati sul territorio russo. Difficile pensare a una incredibile coincidenza.

Le informazioni raccolte dalle circa 300 stazioni distribuite nel mondo inviano i dati al quartier generale viennese di CTBTO. Ogni stato è però responsabile della gestione di quelle posizionate all’interno dei propri confini. La trasmissione è dunque stata sabotata per nascondere un allarme che avrebbe altrimenti portato a pesanti ripercussioni a livello internazionale? Stando al parere di Jeffrey Lewis, direttore dell’East Asia Non-Proliferation Program per il Middlebury Institute (California), l’ipotesi sarebbe da accantonare.

Non è chiaro cosa la Russia abbia tentato di fare. La rete internazionale di sensori è comunque troppo densa perché un paese possa trattenere i dati e nascondere un evento.

Nel tweet qui sopra, condiviso dal numero uno di CTBTO, una simulazione di come il materiale radioattivo potrebbe essersi propagato e mosso in seguito all’esplosione. Intanto Rosatom, l’agenzia russa per il nucleare, ha confermato che l’incidente ha coinvolto un sistema alimentato a isotopi. Da chiarire le cause dell’incidente e le sue possibili ripercussioni.

Fonte: Reuters
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