Samsung: l'arresto di Jay Y Lee è stato negato

L'erede designato del gruppo Samsung non torna in carcere: le prove a sostegno delle accuse mosse nei suoi confronti ci sono, ma non sufficienti.
L'erede designato del gruppo Samsung non torna in carcere: le prove a sostegno delle accuse mosse nei suoi confronti ci sono, ma non sufficienti.

Non sono scattate le manette ai polsi di Jay Y Lee, erede del gruppo Samsung già detenuto fino al febbraio 2018. La richiesta dell’accusa è stata respinta con un pronunciamento ufficializzato nella giornata di ieri, quando il diretto interessato ha fatto la sua comparsa di fronte al giudice a Seul.

Niente arresto per Jay Y Lee, ma l’indagine prosegue

L’indagine basata sulle nuove prove emerse e legate a una presunta frode però non si ferma. L’obiettivo è quello di far luce sulle modalità di approdo di Cheil Industries, avvenuto nel 2015, nella holding Samsung C&T Corporation. Riportiamo di seguito in forma tradotta ciò che ha motivato la decisione del Seoul Central District Court.

Sembra che i pubblici ministeri abbiano raccolto un volume considerevole di prove durante la loro indagine, non riuscendo però a fornire ragioni valide per la detenzione di Lee. Considerando l’importanza del caso è appropriato determinare se i sospetti sono responsabili e il grado del loro coinvolgimento con prove e confronti.

Definire il caso importante per il paese non è fuori luogo: il business di Samsung è responsabile per circa il 12% del prodotto interno lordo sudcoreano e Jay Y Lee è l’erede designato alla guida del gruppo. Ci si aspetta ne assuma il controllo fin da quando nel 2014 il padre Lee Kun-hee è stato colpito da un malore che gli ha impedito di proseguire l’attività ai vertici della multinazionale.

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