Se gli dai una coltellata questo video diventa virale

Se gli dai una coltellata questo video diventa virale

L’operazione Marijoa riaccende il tema della violenza filmata o esibita sui social: le aggressioni nei video sequestrati ai ragazzi.
Se gli dai una coltellata questo video diventa virale
L’operazione Marijoa riaccende il tema della violenza filmata o esibita sui social: le aggressioni nei video sequestrati ai ragazzi.

È una delle frasi intercettate dai Carabinieri, contenuta nei video sequestrati: Se gli dai una coltellata questo video diventa virale. Il comunicato dell’Arma la definisce emblema di una violenza ostentata, esibita e trasformata in spettacolo. Generalizzare è sempre sbagliato. Non ci sono però dubbi sul fatto che la commistione tra gli atti di violenza e l’esposizione sui social rappresenti un problema concreto, lo testimoniano alcuni recenti fatti di cronaca.

Operazione Marijoa: la banda del terrore

L’indagine è stata condotta dalla Compagnia di Gioia Tauro (RC), nell’ambito dell’operazione Marijoa. Ha portato a identificare cinque giovani di età compresa tra 20 e 22 anni. Tre sono finiti agli arresti domiciliari, due hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Nei loro confronti sono state mosse accuse molto gravi: associazione per delinquere, sequestro di persona, atti persecutori, violazione di domicilio, fabbricazione e detenzione di armi (comprese bottiglie incendiarie) e uccisione di animali.

Si parla non di casi isolati, ma di un sistema di sopraffazione che ha preso di mira persone fragili, sottoposte a violenze, umiliazioni e soprusi. In un’occasione hanno fatto irruzione in un’abitazione privata fingendosi militari del N.A.S. e simulando un controllo, immobilizzando un uomo, ammanettandolo al letto per poi picchiarlo e minacciarlo con una pistola puntata alla tempia. Il tutto è stato documentato con video e immagini, cruciali per l’attività investigativa. Sono state individuate chat in cui esibire fucili e pistole.

Per lungo tempo, le vittime sarebbero rimaste in silenzio, paralizzate dal timore di ritorsioni
e dall’umiliazione subita, arrivando a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita fino all’isolamento.

Qui non c’entra l’età. Non sono minori ai quali si sta pensando di vietare l’accesso ai social fino a un’età maggiore rispetto a quella prevista dalle regole attuali. E non c’è nemmeno la percezione del rischio derivante dalla volontà di registrare e fotografare tutto, per poi conservare il materiale, condividerlo o utilizzarlo come arma di ritorsione.

Fonte: Carabinieri
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Pubblicato il
29 apr 2026
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