Servizio Universale, urge una revisione

Lo sostiene il movimento DigitalDivisi, osservando che la normativa italiana prevede che il Servizio Universale includa un efficace collegamento Internet per gli utenti
Lo sostiene il movimento DigitalDivisi, osservando che la normativa italiana prevede che il Servizio Universale includa un efficace collegamento Internet per gli utenti

Roma – Il riconoscimento della banda larga come Servizio Universale non è un concetto sconosciuto alle istituzioni: lo stesso ministro (uscente) delle Comunicazioni Paolo Gentiloni lo ha dichiarato – in più occasioni – come proprio obiettivo . Ma la legge – afferma il movimento DigitalDivisi – già lo prevede.

Il Servizio Universale, inteso come l’insieme di norme che regolano e garantiscono l’accesso paritario alle comunicazioni da parte di tutti gli utenti, è disciplinato dal Decreto del Presidente della Repubblica 318/97 . Nel testo della norma, all’articolo 3, paragrafo 1, comma a parte 3, si legge che il Servizio Universale comprende “la trasmissione di dati nella banda vocale attraverso modem ad una velocità minima di 2.400 bit/s, in base alle raccomandazioni dell’UIT-T della serie V” .

“In parole povere – spiega il movimento in una nota – questo vuol dire che il Legislatore ha riconosciuto universalmente come servizio primario e necessario l’accesso alla rete mondiale (internet) e, sulla base anche di recepire le Direttive Comunitarie, ha ritenuto di doverlo inserire come obbligo di legge cui deve far fronte il Concessionario nazionale del servizio universale per le telecomunicazioni”.

Il decreto risale ad oltre dieci anni fa e richiama parametri ormai obsoleti: “La parte puramente tecnica – precisa DigitalDivisi – è stata conformata alla disponibilità allora presente: i valori tecnici e teorici di quelle connessioni erano riferite alla connessione analogica in banda stretta (56K), unica disponibile allora in Italia (ISDN era in sperimentazione e ADSL di là da venire)”. Ma la legge è stata redatta con la predisposizione ad un aggiornamento tecnologico periodico, evidente laddove si stabilisce che le norme del Servizio Universale devono essere soggette a riesame e revisione ogni due anni, da parte di apposita commissione incaricata, per adeguarla alle innovazioni tecnologiche che si presentano.

“Ebbene – sottolinea il movimento – al progredire della tecnologia nel campo della connettività (ADSL, Banda Larga, Wireless, Web2.0, Streaming, e-government e quant’altro) e alla sempre maggior richiesta da parte degli utilizzatori di internet di una maggior velocità di accesso alla rete (il cosiddetto accesso efficace a internet ) non si è assistito ad un adeguamento di pari passo delle normative atte a far sì che tale accesso sia considerato (e di conseguenza integrato normativamente) Servizio Universale”.

Considerando “preoccupante e anacronistica” la reiterata mancanza di un’opportuna revisione degli aspetti tecnici definiti dalla norma, DigitalDivisi rivolge al Governo la richiesta formale di “revisione immediata dell’articolo 3 paragrafo 1 comma a parte 3 chiedendo l’inserimento della connessione a larga banda come obbligo di trasmissione dati per la società incaricata di fornire il Servizio Universale” sostituendo il testo attuale con il seguente: “la trasmissione di dati in banda larga a un valore minimo di 1280 (PCR) 64 (mcr) Kbps dalla rete verso il cliente (download) secondo le raccomandazioni ITU-T Rec-I113” .

La richiesta si fonda sul presupposto che “in epoca di VoIP, IPTV, NGAN (Next Generation Access Network), HDSPA, Wi-MAX e quant’altro, una connessione inferiore a 1.2 Mbps (Megabit per secondo) non si possa considerare larga banda”, corroborato dalle considerazioni dell’ITU che definisce larga banda connessioni superiori a 1.5 Mbps, e di quelle della Commissione Europea per le Comunicazioni , “intenzionata – conclude DigitalDivisi – ad aprire l’ennesima procedura d’infrazione nei confronti della nostra Nazione per la disastrosa situazione delle ADSL italiane”.

Dario Bonacina

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10 03 2008
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