Sgominata la crew di Hi-Tech Hate

Nei giorni del G8 avevano aggredito centinaia di siti in Italia e all'estero. La Guardia di Finanza ieri notte ha concluso la sua indagine fermando sei ragazzi tra i 15 e i 23 anni. Un reato da tre anni di carcere


Roma – Che fossero italiani s’era capito e ora le autorità sanno anche come si chiamano: sono i componenti della crew di cracker Hi-Tech Hate che si è fatta sentire nei giorni del G8 di Genova per l’aggressione a numerosi siti istituzionali in Italia e all’estero.

La Guardia di Finanza, che ha condotto in queste settimane le indagini necessarie a risalire agli autori delle aggressioni telematiche, ha spiegato di aver registrato attacchi via internet, da parte di Hi-Tech Hate, a centinaia di siti sparsi in 62 paesi.

In uno dei numerosi assalti i membri della crew, dopo aver “disabilitato” le protezioni su un server ANSA, avevano lasciato sulla pagina web modificata una sorta di manifesto: “Noi colpiamo perché lottiamo contro la cattiva informazione, non siamo né terroristi né ragazzi stupidi che non sanno quel che fanno. Forse siamo cresciuti in fretta, ma siamo curiosi. È un crimine essere interessati ad apprendere?”. “Non vogliamo vivere nella disinformazione o nell’ignoranza – continuavano – Non vogliamo che il mondo sia guidato dalle multinazionali, non vogliamo un mondo così. Noi siamo contro ogni forma di guerra, di oppressione, di abuso di potere”.

Hi-Tech Hate in poche settimane ha “firmato” pagine modificate su server istituzionali come quello del Senato, della Difesa e del ministero della Sanità, nonché quelli di RAI e Mediaset. Si sono fatti vedere però anche su server dei governi cinese, britannico, messicano e altri ancora, nonché su quelli della NASA, della FAO e di università americane. Il clamore che non hanno suscitato all’epoca dei fatti lo hanno invece sollevato ora, e di loro si occupano in queste ore i media di mezzo mondo.

I sei ragazzi, di età compresa tra i 15 e i 23 anni, sono stati individuati dal Gruppo anticrimine tecnologico del Nucleo speciale investigativo della Guarda di Finanza che ha lavorato in coordinamento con la Procura della Repubblica di Ravenna e il Tribunale dei Minori di Bologna. Secondo la ricostruzione delle Fiamme Gialle, i sei ragazzi si sono conosciuti online e si sono “traditi” quando l’incursione di tale “Ulisses 1” è stata monitorata e tracciata dai server di un’azienda di Ravenna.

Ora tutti e sei sono accusati del reato di aggressione a sistemi informatici, che prevede fino a 3 anni di carcere. Ma va detto, in considerazione dell’età e della specificità delle azioni, che difficilmente finiranno dietro le sbarre. Il Pubblico Ministero Gianluca Chiapponi ha infatti spiegato che “bisogna considerare tante variabili che vanno dal fatto che sono giovani e incensurati al tipo di rito adottato, all’incidenza di attenuanti e aggravanti. Ci potrà essere la sospensione della pena o anche il patteggiamento.” Secondo Chiapponi “i ragazzi non si aspettavano di essere incastrati. La loro azione è stata di sfida, forse ispirata dal clima di contestazione nato intorno al G8, ma non avevano finalità di carattere commerciale o economico”.

Lo spirito “costruttivo” che aleggia attorno ai ragazzi è stato ben esplicato ieri sera da un rappresentante delle Fiamme Gialle che al TG1 ha spiegato di sperare “di portarli dalla nostra parte”, sottolineando i notevoli skill tecnici messi in campo dalla crew.

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  • Anonimo scrive:
    WOW !
    ..il servizio in se é totalmente inutile...ma é la prima volta che un sistema di riconoscimento vocale mi stupisce realmente!!! FANTASTICO! ..provare per credere!
    • Anonimo scrive:
      Re: WOW !
      - Scritto da: Marko
      ..il servizio in se é totalmente
      inutile...ma é la prima volta che un sistema
      di riconoscimento vocale mi stupisce
      realmente!!! FANTASTICO! ..provare per
      credere!Sara' fanatastico il sistema di riconoscimento vocale ma l'idea del convertitore e' una stronzata immane...
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