Shareconnector è illegale e non potrà riaprire

Lo sostiene una sentenza pronunciata ad Amsterdam che dà definitivamente ragione ai discografici e ai produttori di BREIN, secondo cui il sito offriva link a materiali illegali

Roma – Si chiude, almeno provvisoriamente, il sipario su Shareconnector , nel 2004 uno dei più celebri siti dedicati al file sharing finito sotto la scure di BREIN, la società che in Olanda cura gli interessi dell’industria dei contenuti: una sentenza pronunciata ieri ad Amsterdam afferma che Shareconnector è illegale .

Sebbene i gestori del sito dopo una complessa vicenda giudiziaria avessero deciso lo scorso novembre di chiudere baracca e burattini, la sentenza li ha sorpresi. In un post pubblicato ieri sulla loro home page spiegano: “Oggi, il giudice ha deciso che ShareConnector non viola il diritto d’autore ma comunque commette un atto illegale. Questo conferma i nostri dubbi sulla sua comprensione dell’intera materia”. Per questo hanno annunciato che andranno in appello .

Secondo BREIN il sito è stato condannato perché offriva link a materiali illegali favorendo così la violazione del diritto d’autore. La conseguenza più immediata della sentenza è che al gestore è stato ingiunto di non riaprire : fino a ieri avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento. La tesi difensiva di Shareconnector è quella già sentita tante volte in occasioni simili e in paesi diversi, quella secondo cui non si può prendere di mira un sito solo perché pubblica dei link : una tesi rigettata da BREIN secondo cui il 95 per cento dei link forniti da Shareconnector dava accesso materiale illegale, al contrario di altri siti di link, come i motori di ricerca.

Per BREIN la questione è ancora chiara: “Che i file siano archiviati da qualche altra parte e che lo scambio di file non avvenga sul sito ma tra gli utenti è del tutto ininfluente”.

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