Shenzen, torna l'incubo Covid: lavoratori chiusi in azienda

Shenzen, torna l'incubo Covid: lavoratori chiusi in azienda

Foxconn e altri grandi gruppi attivi nell'area di Shenzen tornano a fare i conti con il Covid e con l'isolamento forzato dei lavoratori in azienda.
Foxconn e altri grandi gruppi attivi nell'area di Shenzen tornano a fare i conti con il Covid e con l'isolamento forzato dei lavoratori in azienda.

A differenza dell’Europa, dove l’approccio al Covid è dettato dal binomio tra vaccini e gestione controllata delle ospedalizzazioni, in Cina si è scelta una politica differente e basata sul totale isolamento in occasione di nuovi mini-focolai. Questo approccio ha però resistito soltanto in una prima fase, creando non pochi problemi al Paese orientale nei mesi in cui invece l’occidente riapriva le attività. Ora, secondo quanto emerso in queste ore, l’incubo sta tornando e potrebbe colpire la zona di Shenzen. L’impatto potrebbe essere gravoso, di una magnitudo tale da riverberare le proprie conseguenze ben oltre la Grande Muraglia.

Shenzen a rischio Covid

Secondo quanto rivelato da Reuters, infatti, le autorità avrebbero inviato alle aziende (tra le quali Foxconn) un ordine di “closed loop” per una settimana, ossia la massima limitazione degli spostamenti delle persone. Ciò significa che gli stabilimenti diventano di fatto bolla, entro la quale i cittadini debbono restare per più giorni in attesa che eventuali infezioni si manifestino e possano essere isolate. Così facendo si evita di fermare le produzioni, pur gravando pesantemente sulla vita privata di cittadini isolati dalle famiglie e costrette ad una presenza forzata in azienda durante l’emergenza.

Per fare un confronto tra le differenti realtà: in Italia la nuova ondata estiva 2022 è oggi sotto controllo, ha raggiunto il picco come previsto nella fase centrale di luglio ed ora sta lentamente rientrando. Con ogni probabilità i numeri sono sottostimati in virtù del diffusissimo uso di tamponi rapidi fai-da-te con auto-isolamento volontario e nessun tracciamento (dunque nessun aggravio sulle statistiche nazionali). In Cina, invece, al primo sentore di focolaio viene avviato un forzato isolamento e screening di massa finalizzati al ripristino della situazione: non si lascia circolare il virus, insomma, ma si cerca di stroncarlo nella consapevolezza del fatto che il vaccino cinese è stato erogato con ben minore efficacia e con risultati poco significativi in termini di prevenzione. Tornano i dormitori in azienda, torna la permanenza prolungata nei campus – e difficilmente il tutto sarà isolato ad una sola settimana come da iniziale prescrizione – torna la chiusura dei tornelli a persone terze: quello che l’Occidente vede come un incubo, la Cina torna a toccarlo con mano.

Se le restrizioni non dovessero bastare, il rischio è quello di fermare il cuore produttivo dell’industria tecnologica cinese, laddove sono assemblati anche gran parte dei device che arrivano sul mercato occidentale. Il rischio Covid torna dunque a bussare alla porta dei mercati e si potrà capire qualcosa di più in proposito tra una settimana, al termine della settimana di restrizioni fatta di operai barricati in azienda o in smart working forzato, con tamponi quotidiani in cerca di nuovi contagi.

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Fonte: Reuters
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Pubblicato il 25 lug 2022
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