Sonos batte Google, infranti alcuni brevetti audio

Sonos batte Google, infranti alcuni brevetti audio

L'ITC ha confermato la decisione con la quale aveva stabilito che Google ha violato cinque brevetti di Sonos legati a tecnologie audio.
L'ITC ha confermato la decisione con la quale aveva stabilito che Google ha violato cinque brevetti di Sonos legati a tecnologie audio.

La battaglia a colpi di brevetti e denunce tra Sonos e Google è finalmente giunta al termine, con la vittoria della prima azienda sulla seconda. L'International Trade Commission (ITC), ovvero l’agenzia federale statunitense che dà consulenze al governo e al Congresso sui temi legati all’importazione di diversi beni, ha infatti da poco confermato la decisione con la quale aveva stabilito che Google ha violato cinque brevetti di Sonos legati a tecnologie audio.

Sonos vince definitivamente su Google

All'atto pratico, la sentenza si traduce nel fatto che Google non potrà più importare prodotti che violano le proprietà intellettuali di Sonos negli Stati Uniti, tra cui i dispositivi della serie Google Home, i telefoni Pixel e anche i dispositivi Chromecast. Il divieto di importazione entrerà in vigore entro 60 giorni e durante questo periodo la questione sarà oggetto di un parziale riesame.

Un portavoce di Google ha però già fatto sapere che il divieto di importazione non andrà ad impattare le vendite dei prodotti sul mercato USA, in quanto sono già possibili design alternativi che non violano i brevetti.

Per chi non lo sapesse o non lo ricordasse, secondo Sonos, Google ha rubato la sua tecnologia nel 2013, quando le due società avevano cominciato a collaborare. All'epoca Google intendeva creare un servizio musicale funzionante con gli speaker multiroom dell'altra azienda. Per permettere a Google di fare ciò, Sonos ha fornito i progetti di sue tecnologie brevettate. Il “colosso di Mountain View”, dunque, non solo ha creato dei suoi smart speaker, ma ha pure sovvenzionato i propri prodotti per venderli a prezzi minori del concorrente. I rapporti si sarebbero successivamente inaspriti quando Sonos ha iniziato a creare speaker funzionanti con altri assistenti vocali oltre a quello di “big G”. L'azienda produttrice di altoparlanti avrebbe poi cercato di appianare le divergenze dal 2016, ma senza ottenere alcun risultato.

Aggiornamento

Così un portavoce Google commenta la vicenda:

Nonostante non siamo d'accordo con la decisione di oggi, apprezziamo che la International Trade Commission abbia approvato i nostri design rivisti e non ci aspettiamo alcun impatto sulla nostra capacità di importare o vendere i nostri prodotti. Cercheremo di revisionarli ulteriormente e continueremo a difenderci dalle affermazioni di Sonos sulla nostra partnership e proprietà intellettuale.

Fonte: TechRadar
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07 01 2022
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