Sony Pictures: il Web è inutile

Il CEO Michael Lynton è scettico. La Rete non favorisce chi fabbrica contenuti, dice, e la banda larga per tutti non è un'idea sostenibile a meno che non ci siano regole chiare
Il CEO Michael Lynton è scettico. La Rete non favorisce chi fabbrica contenuti, dice, e la banda larga per tutti non è un'idea sostenibile a meno che non ci siano regole chiare

Michael Lynton, CEO di Sony Pictures Entertainment , ne è più che sicuro: intervenendo in un dibattito sul futuro della industria cinematografica si è descritto come uno di quelli che non vedono provenire nulla di buono dalla Rete , uno scettico del progresso garantito da Internet. Una posizione che, priva al momento di argomentazioni approfondite, rimane isolata.

Che Internet abbia favorito un allargamento esponenziale degli orizzonti comunicativi, e non solo, sembrerebbe un fatto assodato: quanto riferito da Lynton stona sia con la storia stessa del marchio nipponico, da sempre all’avanguardia nel campo tecnologico, sia con le dichiarazioni rese la scorsa settimana da Sir Howard Stringer, gran capo del gruppo Sony, il quale ha ammesso che se il colosso giapponese avesse sondato strade alternative a quella della blindatura dei contenuti, in parte ricalcando il modello Apple, l’azienda di Cupertino non avrebbe una leadership del mercato così netta.

La finestra di tempo in cui era possibile esprimere dubbi sulle potenzialità del Web si è chiusa probabilmente diversi anni fa, ma, nonostante la Rete ne sia uscita addirittura più forte, Lynton equipara la possibilità per gli utenti di accedere in qualsiasi momento a qualunque tipo di informazione o contenuto al tenere aperti gli esercizi pubblici giorno e notte: “Internet ha instillato nella gente la consapevolezza di poter pretendere tutto e sempre. È come se i negozi sulla Madison Avenue fossero aperti 24 ore al giorno. Si sentono autorizzati ad esigere qualsiasi cosa e, in caso di rifiuto, non esitano a rubare”.

La sua invettiva contro gli effetti nefasti della Rete non risparmia neanche l’amministrazione statunitense, colpevole, secondo Lynton, di voler aumentare la capillarità delle banda larga senza prendere provvedimenti adeguati contro la pirateria . È difficile pensare che il presidente Obama possa in qualche modo divenire complice di un crimine di tale portata, ma il dirigente di Sony associa il suo progetto alla costruzione di autostrade senza introdurre norme che regolino il traffico.

Sembra dunque che il responsabile della divisione cinematografica di Sony, peraltro uno dei pochi settori che non hanno accusato perdite ingenti, voglia attribuire il declino degli introiti all’azione congiunta di pirati, camcorder e, perchè no, degli stessi provider. Da mesi infatti gli ISP devono destreggiarsi tra le molteplici eccezioni sollevate da RIAA e MPAA, associazioni di cui Sony fa parte, che vedono nell’adozione di provvedimenti simili alla discussa Dottrina Sarkozy la soluzione ai loro problemi di business.

Ciò che Lynton probabilmente non prende in considerazione è la consistente flessione della domanda dovuta anche alla recente crisi economica: in questo scenario, le major del disco e cinematografiche dovranno elaborare nuove forme di distribuzione e monetizzazione per far fronte a gusti ed esigenze del pubblico che in questi anni sono in ogni caso profondamente mutate.

Giorgio Pontico

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18 05 2009
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