Le Major fanno i conti con Internet

A volte si vince e a volte si perde. La mossa di alzare i prezzi su iTunes pare non funzionare, mentre MySpace non fornisce i proventi sperati. Sul fronte delle radio del web, invece, qualcosa si muove
A volte si vince e a volte si perde. La mossa di alzare i prezzi su iTunes pare non funzionare, mentre MySpace non fornisce i proventi sperati. Sul fronte delle radio del web, invece, qualcosa si muove

I prezzi variabili sull’Apple Store dovevano essere un affare per tutti, ma si stanno rivelando più un problema che altro: piuttosto prevedibilmente le etichette hanno aumentato i prezzi dei brani, e altrettanto prevedibilmente gli utenti hanno risposto acquistandone di meno e facendo di conseguenza calare i ricavi, per lo store ma soprattutto per le major.

Una simile eventualità era probabilmente già stata prevista: tuttavia i dirigenti dell’industria discografica pare avessero sottostimato l’impatto del nuovo listini, finendo per fare una mossa che alla luce dei fatti rischia di danneggiare ulteriormente il loro business.

Il P2P d’altronde esiste (e resiste), ed è uno strumento di condivisione dei contenuti con cui l’industria sembra non aver ancora trovato il giusto compromesso. Prova ne sia il fatto che il tentativo di trasformare MySpace Music nell’altro grande polo (dopo l’Apple Store) della musica online, grazie agli strumenti social networking, è stato sin qui infruttuoso, e ora le etichette se la prendono con il CEO Courtney Holt esortandolo a incrementare i ricavi quanto prima.

Holt promette miglioramenti a breve, ma intanto tra le major c’è chi procede a briglia sciolta arricchendo le pagine web degli artisti della propria scuderia con streaming audio e testi dei brani “ufficiali”. Così ha deciso di fare Sony Music, che gestisce lo streaming attraverso la sua tecnologia proprietaria MyPlay e i testi con Gracenote . Se l’iniziativa servirà allo scopo, cioè a incrementare i ricavi e “fidelizzare” i consumatori invece di spingerli verso altri lidi, è presto per dirlo : soprattutto quando si considera la possibilità di usare altri servizi per creare playlist di artisti di etichette discografiche diverse.

Sul fronte web radio, invece, il colosso americano CBS decide di investire sulla gestione dei propri asset radio-digitali formando il CBS Interactive Music Group , che raccoglierà in una singola unità il centinaio di siti web di proprietà della società ( Last.fm incluso) e CBS Radio. Una mossa che, nelle intenzioni di CBS, gioverà a chi fa advertising: dalle parole del presidente del nuovo gruppo David Goodman (già presidente di CBS Radio dal 2002) si deduce che questi ultimi avranno la vita più facile se sono interessati a raggiungere chi “vuole essere associato con un stile di vita orientato alla musica”.

Alfonso Maruccia

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06 05 2009
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