Circa 1,6 miliardi di dollari in dieci anni. È l’ammontare dei contributi economici provenienti dal governo cinese e dei quali Huawei ha beneficiato nel corso dell’ultimo decennio, distribuiti nel tempo con le modalità riportate nel grafico allegato più avanti nell’articolo. Sostegni che hanno permesso al gruppo di Shenzhen di crescere rapidamente, arrivando ad acquisire una posizione di leadership nel settore delle infrastrutture per le reti mobile e di conquistare una fetta importante di market share nel territorio consumer.

Huawei, il sostegno della Cina

A sottolinearlo è l’analisi condotta da AFP dell’Annual Report relativo al 2018 pubblicato dall’azienda. Una parte della somma, oltre la metà, è concessa in modo incondizionato (quella rappresentata nel grafico in rosa), dunque senza alcun obbligo in termini di risultati o programmi pianificati, un’altra con modalità invece vincolate alle attività svolte nell’ambito di ricerca e sviluppo (quella in azzurro).

I sussidi della Cina per Huawei

Si parla inoltre di appezzamenti di terreno concessi dalle amministrazioni locali a cifre di gran lunga inferiori rispetto a quelli di mercato, per la realizzazione di sedi, uffici o appartamenti destinati al personale. La città di Dongguan ha ad esempio affidato a Huawei un’area da quasi 1,3 milioni di metri quadrati per la costruzione di un campus ad un prezzo pari a circa un decimo rispetto a quello richiesto ad altri soggetti per le zone residenziali vicine. Ancora, 460.000 metri quadrati sono stati acquisiti nella zona lacustre della metropoli da una sussidiaria del gruppo, ad un prezzo stimato in circa un sesto se confrontato con quello di mercato, per la costruzione di alloggi da destinare a oltre 20.000 dipendenti.

La fonte cita poi un’intervista concessa da Ren Zhengfei a BBC nel mese di febbraio, in cui il CEO e fondatore afferma come Huawei non riceva aiuti economici di stato. La dichiarazione è poi stata rettificata da una portavoce della società, per sottolinearne la parziale inesattezza: il gruppo beneficia dei contributi previsti, ma non di contributi speciali.

Così come le altre aziende, Huawei riceve sussidi dal governo in alcune giurisdizioni.

Il report si conclude con un focus sui rapporti tra Huawei e China Development Bank (CDB) che hanno permesso all’azienda di accedere a fondi con tassi agevolati: dai 10 miliardi di dollari nel 2004 ai 30 miliardi di dollari nel 2009. Nello stesso anno CDB ha concesso all’operatore brasiliano Telemar Norte Leste un prestito da 500 milioni di dollari, anch’esso con interessi vantaggiosi, purché l’azienda sudamericana si impegnasse ad acquistare da Huawei apparecchiatura da destinare alle proprie reti. Una pratica definita Export Credit e regolata dagli accordi OECD (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ai quali però, la Cina, ha scelto di non aderire.

Nel 2015 Oi S.A., parent companty di Telemar Norte Leste, ha contrattato con CDB un ulteriore prestito da 1,2 miliardi di dollari, a tassi ancor più agevolati, salvo poi dichiarare bancarotta di lì a pochi mesi. Ciò nonostante, secondo AFP, al momento l’azienda sta collaborando con Huawei per l’allestimento dei propri network mobile in 5G.

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  • Piego Angela scrive:
    Niente di nuovo sotto il s...ehm lo smog. Rimane pur sempre un paese a regime socialista. REGIME. Mi sembra il minimo che ci siano questi rapporti con le aziende di un certo spessore ed importanza economica per il paese.
  • rudi scrive:
    Si tratta di sostegni del tutto normali per qualsiasi paese, in supporto alla ricerca o all'espertazione. Data la attuale situazione, il report sembra piuttosto fazioso.
Fonte: AFP
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