Spam/ Una conversazione con Cappato

Spamhaus ha pubblicato un interessante articolo su quello che i maggiori sostenitori dell'opt-out in Europa hanno da dire relativamente allo spam. Lo riproduciamo integralmente, per capire i motivi di certe scelte
Spamhaus ha pubblicato un interessante articolo su quello che i maggiori sostenitori dell'opt-out in Europa hanno da dire relativamente allo spam. Lo riproduciamo integralmente, per capire i motivi di certe scelte


da Spamhaus.org – Un rapporto dell’Unione europea rilasciato in febbraio stima che la gestione dello spam costi ad utenti internet e provider 6 miliardi di euro l’anno e che lo spam danneggi il commercio elettronico in tutto il mondo. Nonostante questo, un piccolo gruppo di parlamentari europei senza alcuna conoscenza della tecnologia dell’email o senza aver mai fronteggiato loro stessi lo spam ha approvato il “rapporto Cappato”, malconcepito, e hanno spinto per una legislazione che incoraggia e legalizza lo spam.

Spamhaus ha parlato con gli europarlamentari Marco Cappato e il britannico Michael Cashman, che sono i principali ispiratori del documento. Le giustificazioni che i due hanno addotto per la promozione dello spam sembrano dimostrare una totale mancanza di comprensione dei problemi e delle tecnologie coinvolte e sono sorprendenti per le errate convinzioni che esprimono.

Marco Cappato ha iniziato col dire che lo spam è in declino negli Stati Uniti e dunque “non è un problema”. Spamhaus ha replicato che è tutt’altro che “in declino”, e che lo spam sta accelerando come mai prima. Cappato ha osservato che, comunque, lo spam potrebbe essere filtrato utilizzando il Subject di una email per determinare se un’email sia spam o meno. Spamhaus ha evidenziato che il Subject non è parte del protocollo di trasmissione dell’email su internet (SMTP) e che il Subject può essere visto solo dopo che l’utente ha ricevuto lo spam nella propria mailbox. Allora Cappato ha risposto che lui utilizza Hotmail e che in Hotmail lui può vedere il Subject del messaggio prima di leggerlo e che dunque può semplicemente “premere delete” se questo sembra spam. Cappato ha affermato che Hotmail filtra opportunamente per suo conto lo spam in una cartellina separata e che questo filtraggio è tutto quello che i provider e le aziende europee dotate di mail server dovrebbero fare.

Spamhaus ha spiegato che Hotmail è un sistema web che non può essere utilizzato da milioni di utenti europei e che lo spam viene spostato nella cartellina separata non per magia, ma perché Hotmail ha un team antispam dedicato che si occupa di quello 24 ore al giorno 7 giorni alla settimana. Spamhaus ha anche osservato che i server email di milioni di aziende europee non funzionano come Hotmail e che la stessa Hotmail viene travolta dal volume di spam in arrivo.

Spamhaus ha ricordato a Cappato che gli attuali volumi di spam sono tali che già oggi troppi utenti europei di internet sono costretti a premere delete tutti i giorni, e ha chiesto a Cappato quanto spam lui stesso sia pronto ad accettare quotidianamente come limite personale per il suo “premere delete”. E anche come eventualmente impedirebbe allo spam di travolgere la sua mailbox dopo aver raggiunto il suo limite giornaliero massimo. Una domanda che non ha avuto risposta.

Spamhaus ha infine spiegato a Marco Cappato che la quantità di spam in continuo aumento significa non solo che i problemi e i costi di gestione delle cosa vengono riversati sui consumatori ma anche che la sua mailbox su Hotmail ha effettivamente uno spazio massimo che ogni spam in arrivo va a riempire. Una volta raggiunto il limite, ogni successiva email, magari proveniente dai suoi colleghi, dalla famiglia o dagli amici verrebbe perduta. Ma, lupus in fabula, l’email di Spamhaus che spiegava a Cappato proprio questo concetto, quando è arrivata al suo account di Hotmail è stata respinta perché la mailbox dell’europarlamentare aveva già superato i limiti massimi di spazio disponibile a causa dei troppi spam che hanno travolto la cartellina separata. Questo il messaggio tornato indietro:

Subject: [Undeliverable mail]: Re: precisazioni (opt-in/opt-out)
From: MAILER-DAEMON@lumberjack.spamhaus.org
To: linford@spamhaus.org
Date: Wed, 26 Sep 2001 12:47:39 +0100
Message-Id:

Failed to deliver your message to mcappato@hotmail.com:
SMTP: The letter body is rejected by host
Host ‘mc3.law13.hotmail.com’ says:
552 Requested mail action aborted: exceeded storage allocation


Solo successivamente abbiamo appreso che la parte politica di Cappato, il Partito radicale, aveva inviato email di spam di propaganda a milioni di utenti internet italiani e che questi invii erano stati commissionati ed approvati da Marco Cappato.

Spamhaus ha poi dialogato via email con Michael Cashman, l’europarlamentare britannico autore di una proposta di legge favorevole all’opt-out. Se Cappato mancava di punti di riferimento, Cashman ancora di più. Ignorando che lo spam è pubblicità inviata a spese di chi la riceve, che prende in ostaggio il tempo del destinatario e il suo sistema, che lo spam è quindi un furto, e come tale indesiderato dalla quasi totalità degli utenti internet, Cashman ha insistito nel dire che lo spam fornisce “informazioni potenzialmente utili” e ha spiegato a Spamhaus che “molto spam viene inviato come parte di campagne di marketing responsabili” e che “l’email è la più semplice forma di comunicazione che può essere interrotta in qualsiasi momento. Chi riceve le email ha solo bisogno di cliccare su Rispondi e digitare: unsubscribe”. Cashman non aveva idea di quali fossero i volumi di spam che gli utenti internet europei ricevono ogni giorno o il tempo che ogni utente dovrebbe dedicare ogni giorno a fare “l’opt-out” da infinite liste di spammer. Né Cashman ha riflettuto su quale volume di pubblicità potrebbe arrivare in un’ora nella propria mailbox se anche solo l’1 per cento delle milioni di aziende europee iniziasse a inviare “informazione potenzialmente utile”.

Cashman ha detto a Spamhaus che “un consumatore che fa l’opt-out e poi riceve email non sollecitata può facilmente individuare il mittente e chiederne l’inclusione in un registro dedicato per contestare le sue azioni. Sarebbe molto più difficile per l’utente provare di non avere mai fatto l’opt-in in tempi precedenti”. In effetti quanto afferma Cashman non è solo completamente sbagliato ma è esattamente l’opposto rispetto alla verità. I consumatori che “optano out” non hanno modo di provare di averlo fatto, ma tutti hanno un modo molto semplice di dimostrare che non hanno mai compiuto l’opt-in: basta chiedere allo spammer di produrre la richiesta di conferma dell’opt-in ricevuta dall’utente. Se lo spammer non ce l’ha allora non c’è chiaramente stato l’opt-in.

In conclusione, Cashman ha dichiarato che poiché così tanto spam stava arrivando in Gran Bretagna dall’Europa e dagli Stati Uniti, lo spam deve essere consentito in Gran Bretagna altrimenti gli spammer britannici si troverebbero in uno svantaggio commerciale…

Riferimenti:
Si può raggiungere Marco Cappato a: mcappato@europarl.eu.int o mcappato@hotmail.com .
Si può raggiungere Michael Cashman a: mcashman@europarl.eu.int

L’articolo qui tradotto proviene da “The Spamhaus Project” e può essere riprodotto senza autorizzazione ma solo se viene chiaramente indicata la fonte.
L’articolo originario è pubblicato qui .

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20 11 2001
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