Speciale/ Perché Windows 8

Il nuovo sistema operativo come un punto di non ritorno. E, per una volta, pensato più per cambiare le abitudini degli utenti che per adeguarsi. Ma dov'è finito Steve Ballmer?
Il nuovo sistema operativo come un punto di non ritorno. E, per una volta, pensato più per cambiare le abitudini degli utenti che per adeguarsi. Ma dov'è finito Steve Ballmer?

Anaheim (California) – A memoria di chi scrive, negli ultimi anni il numero di volte in cui Steve Ballmer non ha presenziato a una convention importante come questa Build è pressoché zero: un evento nel quale viene presentato un nuovo sistema operativo , con nuove API che di fatto mandano in pensione Win32, e un nuovo corso per il paradigma di utilizzo e programmazione sulla piattaforma Windows, e il CEO di Microsoft non c’è. Strano. Spiegazioni in tal senso è pressoché impossibile offrirne, ma di certo l’assenza di Ballmer significa keynote meno energetici.

A ogni modo, pur mancando il capitano della nave, ciò non ha impedito ai suoi collaboratori di portare un gran numero di novità a Los Angeles: altre sono attese per la giornata di oggi, quando il keynote verterà quasi sicuramente sulla cloud e sui servizi Windows Azure (anche questo lo seguiremo in diretta con un live blogging ), e quando inizieranno finalmente le sessioni tecniche. Ci sono tante domande su Windows 8 che attendono una risposta: maggiori chiarimenti su come funzionerà il sistema di licensing e quali saranno le condizioni per accedere allo Store (cosa non da poco), più informazioni tecniche sulla gestione di Hyper-V e di tutte le novità introdotte da WinRT eccetera.

Sta di fatto che con questa mossa Microsoft ha cambiato drasticamente l’approccio con cui gestisce il proprio ecosistema: promuovere decisamente, come ha fatto, l’interfaccia Metro per il futuro significa anche imporre dei confini precisi al modo in cui gli sviluppatori potranno immaginare il proprio software . Maggiore eleganza e chiarezza nell’aspetto delle applicazioni significa anche maggiori requisiti da rispettare: certo rimane possibile creare programmi che girino sul desktop, anche se pure lì c’è da fare i conti con Ribbon e quindi con parecchie novità, ma è indubbio che se si vorrà sfruttare il nuovo mercato dei tablet allora sarà necessario avere un’interfaccia adatta alle dita e quindi Metro sarà quasi irrinunciabile.

La possibile conseguenza di questa situazione sarà una scelta: lo sviluppatore potrà scegliere di realizzare diverse versioni della stessa applicazione , una adatta al touch e l’altra all’input tradizionale, da affiancare sullo stesso prodotto (esempio pratico: IE10 può partire in modalità Metro e in ogni momento può essere passato sul desktop in finestra con un semplice clic), con le ovvie complicazioni del caso; oppure potrà decidere di restare su un solo paradigma e una sola interfaccia. Se sceglierà il desktop potrà creare prodotti complessi e flessibili, se starà dentro Metro accoglierà la cosiddetta “consumerization” del prodotto, ovvero rischierà di appiattirsi sul modello imperante nel mondo iOS di tante applicazioni che realizzano ciascuna piccoli compiti.

Sembra quasi che Microsoft abbia voluto giocare d’anticipo e abbia deciso di mostrare le sue carte prima che l’evoluzione dei modelli di interfaccia e programmazione la mettesse in una posizione scomoda. Il risultato non sembra aver deluso le aspettative degli sviluppatori : parlando con alcuni di loro, ad esempio, l’arrivo dentro Visual Studio di HTML e Javascript come linguaggi di fatto nativi sul nuovo OS è un avvenimento visto con piacere, così come guardano con interesse a WinRT e l’utilizzo massiccio di XAML con tutti i linguaggi già ampiamente impiegati da anni (C++ e C# in testa). Certo tutti attendono maggiori chiarimenti su ARM e sulla legacy che, auspicabilmente, arriveranno a partire da oggi.

Vale la pena, infine, spendere qualche parola sul tablet che è stato promesso e già consegnato agli sviluppatori e che la stampa ha potuto provare in questi giorni. Vale la pena perché dice molto dell’idea che alberga a Redmond su come i tablet potranno essere parte della vita delle persone . Il nuovo prodotto targato Samsung, infatti, è a tutti gli effetti un PC con processore Intel: quad-core Sandy Bridge, 4GB di RAM, disco SSD da 64GB. Per così dire è un portatile di fascia media infilato in un form factor differente : un portatile a tutti gli effetti quando si è in giro, da usare con dita, stilo, da buttare in borsa per mostrare al volo una informazione quando il telefono o lo smartphone non bastino. Poi si torna a casa, lo si collega a un monitor ampio abbastanza, alla tastiera e al mouse, e diventa un PC a tutti gli effetti.

L’idea non è malvagia: un solo device in grado di coprire diverse esigenze . L’idea va nella direzione opposta a quanto si è visto fino a questo punto: Apple propone diversi device per diversi utilizzi (iPhone, iPad, MacBook, iMac, Mac Pro), Samsung addirittura lancia un prodotto intermedio tra smartphone e tablet ( il Note ), e non disdegna di avere più diagonali e quindi diversi formati per i tablet stessi. Al momento è pressoché impossibile stabilire a priori quale dei percorsi sarà vincente a lungo termine, ma non è escluso che entrambi possano trovare spazio sul mercato: resta da capire se accadrà che precise categorie di utenti si focalizzeranno su una o l’altra soluzione, o se invece tutta questa flessibilità rimarrà un ecosistema ricco a cui tutti potranno attingere in base alle proprie esigenze.

Luca Annunziata

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14 09 2011
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