Qui sopra il logo originale di Spotify in uso fino al 2013, prima del restyling che ha introdotto quello attuale. Sembra ieri per chi c’era, ma sono già passati 20 anni dalla fondazione del servizio che ha contribuito a definire e a far crescere l’ambito dello streaming, assumendone la leadership senza mai più cederla. Inizialmente piattaforma di nicchia, poi realtà concreta, oggi spina dorsale del mercato discografico.
I primi 20 anni di Spotify, dal 2006 a oggi
L’azienda celebra la ricorrenza con un post sul blog ufficiale in cui sottolinea i risultati finanziari e numerici, ma limitarsi a questo sarebbe un’occasione persa. Nel ripercorrere i due decenni lasciati alle spalle vale la pena concentrarsi su ciò che il suo arrivo ha significato per tutti noi, su come avere ogni brano a portata di tap abbia contribuito a sdoganare il concetto di musica liquida, lasciando ai soli puristi il compito di tenere in vita il supporto fisico.
Oggi la piattaforma viaggia verso il miliardo di utenti, guidata da due co-CEO ai quali il fondatore Daniel Ek ha appena lasciato le redini dell’impero, ma nel 2006 la situazione era ben diversa. L’idea originale? Quella di creare un’alternativa legale di ciò che erano allora Napster e Kazaa, un servizio che nulla aveva a che fare con pirateria e P2P, lontano dal concetto di download degli MP3 attraverso i circuiti del file sharing. È stata una lunga genesi: il concept nel 2002, la creazione della società quattro anni più tardi, il lancio nel 2009, inizialmente nel Regno Unito e nel 2011 anche negli USA. Il potenziale fu subito chiaro, complice anche la coincidenza temporale con l’esplosione del mercato smartphone che ha messo nelle nostre tasche un player multimediale.

La ricetta: intercettare i trend, imporne altri
Ancora oggi Spotify beneficia dell’essere arrivata prima della concorrenza. O per essere più precisi, di aver dato vita a un settore che prima non esisteva in questi termini e con queste dimensioni. Sì, Rhapsody e Pandora erano in circolazione già da inizio millennio, ma con un impatto e una user base non paragonabili. Un vantaggio competitivo guadagnato anche muovendosi in anticipo intercettando un trend, si pensi a quanto è stato investito sui podcast, oppure imponendone uno come nel caso dei riepiloghi Wrapped oggi copiati da tutti.
Le ultime evoluzioni sono figlie dei giorni nostri, un’integrazione profonda dell’AI e alcune iniziative in controtendenza come la vendita dei libri (approfondimento).
Passando da rincari periodici che all’annuncio scontentano tutti, ma calati con una tempistica studiata per evitare l’esodo di utenti, Spotify taglia il traguardo dei 20 anni da leader del suo mercato. Chiudiamo con una curiosità: il brano più riprodotto di sempre sulla piattaforma è Blinding Lights di The Weeknd con oltre 5,3 miliardi di ascolti.