Sulle app spia l'ombra della class action

Avviate azioni legali nei confronti di Apple e degli sviluppatori di applicazioni: monitorerebbero il comportamento e le abitudini degli utenti. Apple respinge le accuse

Roma – Apple e cinque sviluppatori di applicazioni mobile rischiano di essere travolte nel turbine di una class action: oggetto del contendere, la violazione della privacy degli utenti .

La Mela e diversi produttori di spicco di app sono stati denunciati lo scorso 23 dicembre presso la Corte Federale di San Jose in California da due gruppi separati di cittadini americani unitisi in un’unica azione legale collettiva: l’accusa è quella di collezionare i dati personali di ogni singolo utente, dai quali sarebbe possibile ricostruire l’ubicazione dell’utente stesso, e di anche trasmettere all’insaputa dell’utente tali dati ad operatori pubblicitari e ai produttori di applicazioni.

L’azione legale, presentata a nome di Jonathan Lalo della contea di Los Angeles, interessa oltre ad Apple anche Pandora , Paper Toss , il Canale Meteo , Dictionary.com , e Backflip perché con le loro pratiche avrebbero consentito il tracciamento degli utenti di iPhone e iPad.
Nella denuncia si sostiene che la trasmissione dei dati personali rappresenti una violazione delle leggi federali contro le frodi informatiche oltre che delle leggi a tutela della privacy. Pertanto si chiede che, per tutti i clienti Apple che hanno scaricato un’applicazione tra il 1 dicembre 2008 sino alla scorsa settimana, si provveda alla cancellazione dei dati raccolti, si disponga la fine del tracciamento dei dati personali e della condivisione in forma non anonima nonché il risarcimento dei danni finora subiti.

La politica di App Store proibisce alle applicazioni e alle reti pubblicitarie di collezionare informazioni personali senza permesso da parte dell’utente.
All’inizio dello scorso mese, anche il Wall Street Journal aveva rivelato, in un lungo articolo, che erano numerose le applicazioni mobile che in maniera nascosta trasmettevano dati personali degli utenti. Nell’articolo si affermava con precisione che, delle 101 applicazioni prese a campione per l’inchiesta del quotidiano statunitense, più della metà sembravano aver trasmesso dati specifici del singolo utente a soggetti terzi, senza il consenso espresso dell’utente.

Sebbene i risultati dell’inchiesta mostravano che molte applicazioni sembrano violare le comuni direttive sulla privacy, Cupertino ha respinto tutte le accuse ed ha continuato a ribadire che gli utenti non possono in nessun modo essere “rintracciati” dal marketing attraverso lo unique device identifier (UDID) o attraverso altri dati senza aver dato il consenso o senza essere stati informati su come e dove i dati eventualmente raccolti vengano utilizzati.

Nonostante la presentazione di tale azione legale, alcuni esperti suggeriscono che la causa non andrà a buon fine e che sarà difficile dimostrare che Apple, così come gli altri sviluppatori di applicazioni mobile coinvolti, violino le leggi in materia di tutela della privacy dei consumatori.

Raffaella Gargiulo

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