Si moltiplicano negli Stati Uniti gli atti di vandalismo contro le telecamere Flock installate sulle strade. Un po’ come accaduto in Italia con Fleximan, ma non per gli autovelox. In questo caso sono dispositivi progettati per leggere le targhe delle automobili e di tracciarne gli spostamenti. Ufficialmente sono in gestione solo alle forze dell’ordine locali, ma secondo alcuni report i database sono stati condivisi in più occasioni anche con le autorità federali, inclusa l’ICE.
Flock e ICE, il caso: cittadini contro la sorveglianza
California, Connecticut, Illinois e Virginia sono i primi stati dai quali sono giunte le segnalazioni. L’impressione è che l’elenco sia destinato ad allungarsi molto presto. Secondo il portale DeFlock, ci sono quasi 78.000 videocamere distribuite in tutti gli USA. L’immagine qui sotto mostra le informazioni che sono in grado di catturare, inclusi il modello del veicolo, il colore e altri dettagli come eventuali adesivi presenti sulla carrozzeria o sui vetri.

Le preoccupazioni legate alla privacy sono legittime. E di certo non ha aiutato il boomerang mediatico scatenato nelle scorse settimane. Tutto ha avuto inizio quando Ring (marchio controllato da Amazon) ha deciso di interrompere la collaborazione con Flock avviata nel mese di ottobre. L’accordo prevedeva la possibilità di condividere le immagini catturate dai dispositivi personali di videosorveglianza con le forze dell’ordine, su richiesta.
La decisione è stata presa in fretta e furia nel tentativo di fermare il coro di proteste che ha seguito la trasmissione di uno spot al Super Bowl (visibile qui sotto) per pubblicizzare la funzionalità Search Party. È quella pensata per ritrovare i cani smarriti sfruttando le videocamere del vicinato.
In realtà, come emerso da alcune email segrete trapelate, la volontà di Ring era da tempo quella di impiegare la tecnologia anche per la lotta al crimine. L’utilizzo del riconoscimento facciale da parte delle autorità è una comprensibile fonte di preoccupazione per i cittadini.