Werwolf Division (Divisione dei Lupi Mannari in tedesco) è il nome del gruppo Telegram frequentato dal 17enne che stava progettando una strage a scuola. A darne notizia sono i Carabinieri, che nelle prime ore di oggi hanno raggiunto e posto in custodia il ragazzo, un pescarese residente a Perugia. Al minore sono contestati anche i reati di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa oltre che detenzione di materiale con finalità di terrorismo
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Il gruppo Werwolf Division su Telegram e il piano stragista
Le indagini hanno permesso di accertare che il giovane ha cercato come fabbricare ordigni bellici e armi da fuoco: dalle pistole da realizzare con le stampanti 3D alla preparazione del perossido di acetone, già impiegato nelle stragi di Bruxelles e Parigi. Le perquisizioni dei militari sono state eseguite nelle province di Teramo, Perugia, Pescara, Bologna e Arezzo, permettendo di sequestrare documenti su sostanze chimiche e batteriologiche oltre a manuali per il sabotaggio di servizi pubblici.
Tornando al gruppo Telegram, tra i messaggi sono emersi elogi per gli autori delle sparatorie come Breivik e la volontà di ispirarsi a quanto avvenuto alla Columbine per colpire un istituto scolastico. Sono indagati altri sette minori.
Un assist perfetto per l’ennesima crociata anti-social
Solo pochi giorni fa il grave fatto di cronaca a Trescore Balneario, in provincia di Bergamo, dove un 13enne ha aggredito un’insegnante all’interno della scuola. La professoressa è fortunatamente fuori pericolo. Anche sulla base di queste due notizie, cavalcando il fattore emotivo e la copertura mediatica, il ministro Giuseppe Valditara ha chiesto il divieto di accesso ai social al di sotto dei 15 anni.
Una questione che periodicamente torna in auge nel nostro paese, ma questa potrebbe essere la volta buona per innalzare il limite minimo per l’iscrizione, oggi fissato a 13 anni. Uno dei problemi da affrontare è quello relativo al metodo da impiegare per la verifica dell’età. Tra gli esponenti del governo c’è chi ha proposto di usare l’app IO, ma tecnicamente non è così semplice.