Tetris, dilemma multigiocatore

Intervistato, l'inventore del celebre puzzle videoludico ha ammesso di non avere idea su come realizzare una versione multiplayer. I ritmi sono troppo intensi, l'impegno totalizzante

Roma – Era il 1984. Alexey Pajitnov – all’epoca studente dell’Accademia Sovietica delle Scienze a Mosca – arrivava a concepire Tetris solo dopo numerosi tentativi intermedi, mescolando ogni genere di passatempi e puzzle matematici. Un vero e proprio rompicapo, che avrebbe tuttavia fruttato uno dei più longevi e amati videogame della storia.

Ma gli interrogativi e i dolori di testa non avrebbero lasciato tanto facilmente l’allora ventinovenne Alexey Pajitnov. Che è stato di recente il protagonista di una lunga intervista , pubblicata online dal sito Gamasutra . Una chiacchierata informale, organizzata per celebrare la fine di quello che è stato il 25esimo anniversario della nascita di Tetris .

Dopo 10 anni, Alexey Pajitnov non è riuscito a venirne a capo, proprio non ha idea di come realizzare una versione multiplayer di uno dei titoli più giocati – in solitario – della storia videoludica. “È stato sempre un problema – ha spiegato Pajitnov a Gamasutra – dal momento che il gioco ha dei ritmi molto intensi. Specialmente nei livelli più alti, lì dove ogni giocatore vorrebbe arrivare”.

E il problema cruciale pare riguardare proprio le facoltà mentali di chi gioca. “Si gioca al limite delle proprie abilità – ha continuato l’inventore di Tetris – in termini di velocità e di reattività. Non si hanno le facoltà mentali per capire quello che stanno facendo gli altri. E questo è il principale problema teorico che dovremmo risolvere”.

La domanda di Pajitnov potrebbe essere dunque girata a tutti i fan di Tetris: è forse preferibile un gioco dai ritmi più lenti, ma che fornisca ai player l’opportunità di capire quello che stanno facendo gli altri? Meglio un Tetris collaborativo e strategico? Oppure il caro, vecchio muro di mattoncini che scendono a velocità supersonica? Forse la soluzione ai dilemmi di Pajitnov è in questo video.

Mauro Vecchio

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  • Ubunto scrive:
    Brevetti sul software = mafia
    come da oggetto.
  • CCC scrive:
    spiraglio???
    mah...non ho ben capito quale sarebbe secondo PI il passo verso la direzione giusta...a me sembra tutto il contrario!!!e non solo a me:http://lists.fsf.org/archive/html/info-fsf/2010-06/msg00002.htmlhttps://www.eff.org/deeplinks/2010/06/bilski-v-kappos-supreme-court-declines-prohibit
  • Stefano Camperi scrive:
    Un Passo nella direzione giusta
    Purtroppo la pressione della lobby del software, nemmeno troppo velatamente, spinge verso l'adozione della brevettabilità software a livello statunitense prima, europeo poi e in terza battuta forse a livello mondiale...Spero che il parlamento europeo continui a votare contro le proposte che arriveranno anche in futuro, dopo che la commissione europea aveva annunciato già anni fa (poi disattendendo le promesse) di non volere più proporre la brevettabilità software in europa.tra l'altro il rischio sarebbe quello di vedere i brevetti in europa e che poco dopo gli stati uniti invece facciano una riforma più "liberale".le conseguenze per il software europeo sarebbero allora DISASTROSE.
  • Stefano Camperi scrive:
    Un Passo nella direzione giusta
    Purtroppo la pressione della lobby del software, nemmeno troppo velatamente, spinge verso l'adozione della brevettabilità software a livello statunitense prima, europeo poi e in terza battuta forse a livello mondiale...Spero che il parlamento europeo continui a votare contro le proposte che arriveranno anche in futuro, dopo che la commissione europea aveva annunciato già anni fa (poi disattendendo le promesse) di non volere più proporre la brevettabilità software in europa.tra l'altro il rischio sarebbe quello di vedere i brevetti in europa e che poco dopo gli stati uniti invece facciano una riforma più "liberale".le conseguenze per il software europeo sarebbero allora DISASTROSE.
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