The Hurt Locker, bombardamento sul P2P

Altri 20mila misteriosi netizen sono finiti nelle grinfie legali dello U.S. Copyright Group, accusati di aver scaricato illegalmente il film premio Oscar. I provider hanno già iniziato ad identificare gli indirizzi IP
Altri 20mila misteriosi netizen sono finiti nelle grinfie legali dello U.S. Copyright Group, accusati di aver scaricato illegalmente il film premio Oscar. I provider hanno già iniziato ad identificare gli indirizzi IP

Sono passate poco più di due settimane dall’avvio della più vasta azione legale mai intrapresa contro i cosiddetti scariconi della Rete, finiti in massa nell’agguerrito mirino dello U.S. Copyright Group . Più di 23mila indirizzi IP erano stati rastrellati dall’ormai nota società Dunlap, Grubb & Weaver (DGB), in seguito allo scaricamento illecito dell’action-movie The Expendables .

Ma il film diretto da Sylvester Stallone non verrà più consegnato alla storia dei record, ora battuto dal premiatissimo The Hurt Locker . La casa di produzione Voltage Pictures aveva già dichiarato guerra a circa 5mila (misteriosi) utenti del web, accusati di aver attinto illegalmente alle selvagge fonti del torrentismo . I legali di DGB hanno ora denunciato altri 20mila netizen , portando a 25mila il conto dei potenziali utenti coinvolti.

Una gigantesca citazione di massa è stata dunque avviata presso una corte del District of Columbia , nel tentativo di obbligare i principali provider a consegnare i dati identificativi di migliaia di utenti. I rastrellamenti dello U.S. Copyright Group hanno tirato in ballo grandi ISP come Comcast – a cui sarebbe legata quasi la metà dei netizen accusati – ma anche Verizon, Time Warner e Charter .

Gli stessi rappresentanti di Charter e Verizon hanno già promesso un’intensa attività di analisi degli indirizzi IP, che verranno identificati a gruppi di 100-150 al mese . C’è chi ha ovviamente sottolineato come questo lavoro potrebbe richiedere anni, con i legali di DGB pronti ad avere tutti i nomi entro il 2013. Proprio quest’ultimi procederebbero con il solito meccanismo paghi ora o verrà trascinato in tribunale .

Ad occuparsi del caso sarà sempre il giudice Beryl Howell, peraltro già legato in passato alla Record Industry Association of America (RIAA). Contro le citazioni di massa si era scagliata di recente una corte di New York, stanca di veder comparire l’espressione John Doe – che negli Stati Uniti sta per ignoto – nei documenti depositati dagli attivissimi avvocati del diritto d’autore.

Mauro Vecchio

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25 05 2011
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