Tiffany vuol far di eBay una colazione

Il noto sito di aste è stato denunciato da Tiffany per non aver rimosso le aste di prodotti contraffatti; una sconfitta per eBay si tradurrebbe in una rivoluzione del suo sistema di vendita
Il noto sito di aste è stato denunciato da Tiffany per non aver rimosso le aste di prodotti contraffatti; una sconfitta per eBay si tradurrebbe in una rivoluzione del suo sistema di vendita


New York (USA) – eBay potrebbe cambiare la sua policy commerciale se dovesse perdere la causa intentata ai suoi danni da Tiffany & Co. : ll noto marchio statunitense nel 2004 aveva denunciato, presso la Corte Distrettuale di New York, il più famoso “mercatino” online del mondo per non aver rimosso le aste di prodotti contraffatti . Il confronto in tribunale dovrebbe iniziare entro la fine dell’anno; al momento, le parti sono impegnate nella raccolta di prove e documentazioni al riguardo.

“Se Tiffany dovesse vincere, questo si trasformerebbe in un caso senza precedenti con effetti sul mercato elettronico. eBay non potrebbe più fornire un semplice spazio virtuale, ma dovrebbe provvedere alla realizzazione di un sistema di polizia”, ha dichiarato Joseph Berghammer, avvocato dello studio Banner & Witcoff Ltd. specializzato in proprietà intellettuale.

Secondo Tiffany, per lasciare che i suoi prodotti vengano commercializzati sul sito, eBay dovrebbe dimostrare maggiore responsabilità nel controllo e all’autenticazione offerta dai venditori . L’accusa ha confermato che fra il 2003 e il 2004 a eBay è stato richiesto di rimuovere più di 19 mila aste con prodotti di imitazione. Il sito ha sempre sostenuto che il suo è un semplice mercatino che mette in contatto venditori e compratori, e quindi non può essere ritenuto responsabile dei 78 milioni di oggetti in vendita.

“All’inizio le Corti si erano dimostrate caute, dato che il modello di business in questione si gestiva da solo. Da quando eBay è diventata una realtà commerciale di riferimento, e gli utenti sono diventati milioni, le valutazioni potrebbero essere diverse”, ha spiegato Ina Steiner, editore e redattore di AuctionBytes.com , uno dei siti di riferimento per gli appassionati della vendita online.

“Siamo delusi del fatto che Tiffany si sia rivolta al tribunale per risolvere la questione, ancor di più se teniamo conto del fatto che nel tempo abbiamo sempre collaborato per rimuovere le aste di prodotti fasulli”, ha dichiarato Hani Durzy, portavoce di eBay. “Anche se siamo intenzionati a continuare a cooperare con loro in questo senso, ci batteremo in tribunale per dimostrare che la denuncia non ha senso. In qualità di mercato online forniamo solo uno spazio per le vendite e non vediamo o tocchiamo alcun prodotto”.

Durzy sostiene che i proprietari di un marchio sono gli unici ad essere veramente in grado di decidere quale sia un prodotto contraffatto e quale no. La responsabilità, per eBay, è delle aziende: se riescono a dimostrare che vi sono prodotti contraffatti , la collaborazione è massima per l’annullamento delle vendite.

Tiffany è certamente di un altro avviso e ha lasciato intendere che eBay nel tempo si sia dimostrata se non connivente, certamente non neutrale nei confronti di alcune aste. Durante l’ultima “Festa della mamma”, e non solo, avrebbe pubblicizzato, sulla sua homepage, su Google e Yahoo, prodotti di argento marchiati Tiffany commercializzati dai suoi utenti. Peccato che, secondo James Swire, avvocato della parte lesa, tutti i monili erano dei falsi . “Questo dimostra che cosa facciano realmente, e dimostra che non sono solo dei gestori di spazi”, ha dichiarato Swire. “eBay ha la responsabilità della autenticità dei prodotti. Ancor di più se guadagna milioni di dollari su questi”. Le stime di Tiffany sul mercato contraffatto sono piuttosto impressionanti: almeno tre prodotti su quattro, presenti sul sito, sarebbero falsi.

eBay nel tempo, comunque, si è distinta per aver cercato di far fronte al problema delle truffe e delle contraffazioni anche in ambito software. Nel dicembre scorso, dopo aver collaborato con Microsoft per sgominare una gang pirata, aveva siglato con la stessa il programma VeRO . Una sorta di contratto che serve a garantire che i prodotti in vendita non violino il copyright, i marchi registrati o altri diritti di proprietà intellettuale. Anche BSA (Business Software Alliance) ha ora aderito all’iniziativa, rendendo così più veloci le operazioni di “banning” nel caso vengano commercializzate applicazioni pirata appartenenti ad una delle 14 mila aziende affiliate.

“Il rispetto della legge e dei diritti sulla proprietà intellettuale nelle transazioni effettuate online sono un nostro obiettivo prioritario, per questo abbiamo creato una metodologia che consente ai titolari dei diritti sui prodotti offerti di segnalarci eventuali illegalità come ad esempio software riprodotti al di fuori dei regolari contratti di licenza”, ha dichiarato Marco Pancini, Responsabile Affari Legali di eBay Italia.

“L’impegno assunto da eBay con VeRO è un passo molto importante, anche simbolicamente, nel cammino verso la creazione di un spazio in rete sempre più sicuro e trasparente per chi vi intende condurre negoziazioni convenienti sì, ma sempre sicure e legali. Siamo certi che il Programma contribuirà ad aumentare la fiducia degli utenti nei confronti delle offerte provenienti dalla Rete e ad una migliore collaborazione fra operatori di e-commerce e titolari dei diritti. Anzi, a tal fine, il nostro auspicio è che questo sia solo il primo passo di un’intesa sempre più stretta e vicendevolmente proficua”, ha confermato Norberto Didier, Vice Presidente di BSA Italia.

Dario d’Elia

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02 02 2006
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