TikTok pronta a diventare una realtà americana?

Al vaglio la possibilità che TikTok venga ceduta a investitori americani dalla parent company cinese ByteDance così da evitare il ban degli USA.
Al vaglio la possibilità che TikTok venga ceduta a investitori americani dalla parent company cinese ByteDance così da evitare il ban degli USA.
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Le voci di corridoio in merito a una possibile messa al bando di TikTok da parte degli Stati Uniti sono andate intensificandosi nell’ultimo periodo e alcune realtà americane come Amazon hanno chiesto ai dipendenti di non installare l’applicazione se sullo smartphone sono presenti informazioni o servizi aziendali. Il motivo? I timori legati a privacy e sicurezza che potrebbero essere spazzati via se il social network passasse nelle mani di investitori USA. È l’ipotesi formulata oggi dal sito The Information basandosi su alcune indiscrezioni al momento non confermate.

ByteDance venderà TikTok a investitori USA?

La parent company cinese ByteDance avrebbe preso in considerazione la possibilità di cedere la piattaforma, acquisita nel 2018 a fronte di un investimento pari a un miliardo di dollari (in passato si chiamava Musical.ly). Interessati a farla propria alcuni investitori che già ne detengono una quota a partire da General Atlantic e Sequoia Capital.

Zhang Yiming, fondatore e CEO di ByteDance, nei giorni scorsi ha affermato che una mossa di questo tipo non è da escludere: se sarà necessaria per il bene dall’applicazione, alle giuste condizioni si farà. Proprio nei giorni scorsi sono circolate voci in merito a un avvicinamento all’Occidente e più nel dettaglio sulla probabile apertura di un nuovo quartier generale a Londra.

Ieri la testata Axios ha poi parlato di 10.000 assunzioni negli Stati Uniti (in California, New York, Texas, Florida e Tennessee), territorio in cui ad oggi TikTok già impiega circa 1.400 dipendenti. La scorsa settimana i rumor di un accordo pluriennale con Google Cloud da 800 milioni di dollari.

Ricordiamo che già oggi TikTok è un prodotto gestito da ByteDance in mercati che non includono la Cina: lì è presente un’app del tutto simile (anche il logo è lo stesso), ma battezzata Douyin e strutturata in modo da rispettare le leggi locali relative ai contenuti che è permesso condividere e quelli per i quali invece non è previsto il via libera del governo centrale.

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