L’AI può tornare utile per tante cose, ma se stai pianificando un’escursione su una montagna alta più di 4.300 metri, è meglio lasciarla perdere. Ne sanno qualcosa i tre che hanno rischiato la vita dopo aver chiesto a Gemini come affrontare la salita al monte Shasta, la quinta vetta più alta della California. Sono stati recuperati da una squadra di ranger e volontari.
Non pianificare un’escursione con l’AI
Come sa bene chi frequenta sentieri e salite, la sicurezza è una priorità assoluta. Fra tutte le pessime idee da prendere in considerazione prima di mettersi in cammino, la peggiore è quella che consiste nell’ignorare le raccomandazioni di chi conosce le insidie del posto, preferendo fidarsi di una chat con l’intelligenza artificiale.
I tre hanno lasciato il campo base a circa 2.500 metri di altezza, alle tre del mattino, con l’indicazione precisa di tornare indietro nel caso in cui non avessero ancora raggiunto la cima entro mezzogiorno, per non dover affrontare la discesa con il buio ed eventuali condizioni meteo avverse. Avviso sottovalutato: hanno continuato a salire fino alle sette di sera, trovandosi poi a dover cercare un rifugio di fortuna. Chi si è cimentato con la montagna sa bene che la discesa nasconde parecchie insidie.
Non vedendoli tornare, sono scattate le ricerche. Il recupero è avvenuto in tempo, fortunatamente non ci sono state conseguenze gravi, al di là di un infortunio al ginocchio. Una lezione che i protagonisti non dimenticheranno tanto facilmente e un monito per tutti coloro che si fidano troppo dell’AI, in questo caso specifico di Gemini.
Il comunicato delle autorità locali ricorda inoltre che non è possibile avventurarsi in certi contesti portando con sé solo lo smartphone come sistema di comunicazione: la copertura è inevitabilmente scarsa e si rischia di rimanere isolati. Alcune funzionalità come Emergency SOS via satellite servono proprio a questo.