Troll, un algoritmo per stanarli

Troll, un algoritmo per stanarli

Da Stanford e Cornell University una risposta matematica per migliorare la qualità dei commenti e della vita delle community online
Da Stanford e Cornell University una risposta matematica per migliorare la qualità dei commenti e della vita delle community online

È possibile analizzare i commenti online individuando i troll in maniera praticamente automatica: il tutto grazie ad un algoritmo che promette di fermare i guastatori dopo appena 10 post.

Tra social media e sistemi di commenti integrati su più piattaforme, fino ad arrivare alle derive del cyberbullismo ed al proliferare di bufale e disinformazione online, la questione della virulenza dei troll nella vita sociale su Internet è sempre più urgente ed ha spinto le aziende a cercare di adottare soluzioni diverse: Google, per esempio, ha in parte rinunciato su YouTube, imponendo ai commentatori della piattaforma di loggarsi attraverso il proprio account Google Plus , mentre Twitter ha annunciato di mostrare il pugno duro nei confronti dei relativi account e di offrire agli utenti la possibilità di non visualizzare i messaggi offensivi.

Ad annunciare l’esistenza di una soluzione algoritmica al problema è ora uno studio finanziato da Google e condotto da ricercatori della Cornell University e di Stanford sui commenti postati sul sito della CNN, il sito di notizie politiche Breitbart.com e quello dedicato ai videogame IGN.com.

Oltre a notare una tendenza alla sempre maggiore intolleranza nei confronti dei troll (con proporzionale crescita della violenza dei loro interventi), da parte delle community di questi tre siti. i ricercatori avrebbero quindi estratto una lista di circa 10mila utenti bannati per comportamenti antisociali, notando che i comportamenti anti-sociali, il trolling ed il flaming si ripetono con messaggi simili : gli utenti che definiamo troll sono portati ad intervenire in un piccolo numero di argomenti, postando in maniera non correlata, ma ottenendo più facilmente una risposta da altri utenti.

Questa intuizione avrebbe dunque permesso agli studiosi di tracciare un vero e proprio schema su cui ritagliare un algoritmo ad hoc per individuare in automatico un troll dopo appena una decina di post.

Claudio Tamburrino

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Pubblicato il
23 apr 2015
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