Twitter: la pubblicità la cinguettiamo noi

Basta alla monetizzazione indiscriminata. L'azienda di San Francisco impone regole più severe per preservare, dice, l'innovazione. Chi vuole fare affari con i cinguettii dovrà prima fare affari con Twitter

Roma – Iniettare pubblicità in mezzo allo stream di cinguettii è possibile, ma solo attraverso il sistema Promoted Tweets avviato ad aprile: gli altri stratagemmi che prevedono lo sfruttamento indiscriminato delle API verranno presto resi inservibili . Twitter rivede così il proprio rapporto con i developer che si sono serviti del tecnofringuello per fare advertising in proprio su siti che, ad esempio, aggregano e circondano di banner i cinguettii raccolti in base a determinate keyword.

In ballo ci sarebbe la salvaguardia del valore stesso della piattaforma e la sua affidabilità come strumento di informazione in tempo reale. Non solo, i nuovi termini d’uso prevedono che i cinguettii promozionali dovranno essere d’ora in poi facilmente riconoscibili dall’utente e in ogni caso la timeline di Twitter non potrà essere toccata dalla pubblicità.

Il CFO di Twitter, Dick Costolo, ha risposto a chi sosteneva che in questo modo l’azienda avrebbe danneggiato le piccole startup che adottavano questa tattica spiegando che “la base per mettere in piedi un servizio di advertising duraturo dovrebbe essere l’innovazione e non la ricerca del guadagno immediato, e crediamo sia una nostra precisa responsabilità quella di incoraggiare lo sviluppo di prodotti innovativi, e invece tagliare le gambe a chi l’innovazione la compromette”.

Dunque, per far girare la propria pubblicità su Twitter gli sviluppatori e gli inserizionisti dovranno per forza passare per i circuiti ufficiali , corrispondendo una parte dei guadagni al proprietario della piattaforma: non sono ancora stati speicificati i termini di ripartizione, ma gli addetti ai lavori sono convinti che si procederà caso per caso. “Nei casi in cui Twitter risulti essere un componente fondamentale per il valore di una pagina – ha concluso Costolo – sarà necessario chiarire quello che è a tutti gli effetti un rapporto commerciale”.

Giorgio Pontico

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  • Sandro kensan scrive:
    Non male
    Il 68% di quello che è pagato dal committente va agli editori (publishers). Mi sembra buono, pensavo peggio.
    • MrT. scrive:
      Re: Non male
      Devo dire che anche io credevo peggio; il 68% non è affatto male
      • Sandro kensan scrive:
        Re: Non male
        - Scritto da: MrT.
        Devo dire che anche io credevo peggio; il 68% non
        è affatto
        maleCerto che adesso che so che mi danno il 68% comincio a sperare di avere il 70-75% :)
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