Uber, il taxi driverless è già su strada

La startup californiana si porta un passo avanti offrendo in America il primo servizio in cui chiunque potrà richiedere un'auto a guida autonoma per il trasporto privato

Roma – Nella città di Pittsburgh Uber ha presentato la prima flotta di auto senza pilota che chiunque potrà richiedere per trasporto privato. Sembra proprio che, con riferimento a quanto anticipato il mese scorso , Uber sia giunta a meta assai prima delle attese.

Nella cittadina della Pennsylvania, scelta per le particolari e impegnative caratteristiche della rete stradale, gli utenti potranno quindi pagare per ottenere un passaggio su un’auto a guida autonoma, contribuendo di fatto al primo beta-test di massa di questa innovativa tecnologia.
Ovviamente si parla di self-driving car fino a un certo punto: i posti anteriori saranno comunque occupati da personale Uber , pronto a intervenire in caso di necessità o in condizioni climatiche avverse.

Le auto oggetto del test, per ora Ford Fusion, non possono certo essere confuse con automezzi convenzionali; sono infatti sormontate e circondate da videocamere 3D e Lidar laser atti a mappare il percorso in real time. L’auto è in grado di gestire situazioni comuni, come, giusto per citarne una degna di nota, il corretto comportamento davanti a un semaforo. L’utente potrà inoltre inserire la destinazione utilizzando un device disponibile sull’auto o precisarla all’atto della prenotazione.

Tutto ciò avviene a distanza di circa un anno dall’apertura dell’Advanced Technologies Center (ATC) da parte di Uber per lo studio della guida automatica, sempre nella stessa città, nonché circa un mese dopo l’acquisizione della società Otto che studia il trasporto commerciale su gomma, ovvero i camion, sempre a guida autonoma. Appare quindi evidente una strategia molto aggressiva dell’azienda di San Francisco volta a imporsi quale punto di riferimento nel settore delle self-driving car.

effepì

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  • La redazione con i controlli a campione scrive:
    La redazione con i controlli a campione
    Imporre una password e un'identificazione all'acXXXXX di un hotspot è ritenuta una misura adeguata per dissuadere gli utenti dal persistere negli abusi della connessione. Le autorità possono emettere l'ingiunzione su richiesta dei detentori dei diritti, stabilisce la Corte di Giustizia dell'Unione EuropeaRoma - Chi metta a disposizione una rete WiFi di cui gli utenti abusino per condividere opere protette dal copyright non è responsabile della violazione commessa da terzi. Ma il detentore dei diritti può chiedere che le autorità competenti impongano al gestore l'introduzione di una password e una registrazione, quale soluzione deterrente al rinnovarsi delle violazioni. Questa l'interpretazione della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che nella propria decisione cerca di districarsi per trovare un equilibrio fra i fondamentali diritti dei cittadini, delle imprese, dei detentori dei diritti.Il caso preso in esame dai giudici di Lussemburgo trae origine da una denuncia di Sony: la major, risalendo all'indirizzo IP che si era macchiato della condivisione di un brano musicale di cui detiene i diritti, aveva rintracciato l'abbonato Tobias Mc Fadden, titolare di un negozio localizzato nei pressi di Monaco di Baviera. Mc Fadden offriva ai propri clienti la possibilità di usufruire della connessione WiFi della propria attività commerciale, e proprio uno di questi clienti avrebbe approfittato della connettività per caricare il brano di Sony. Il sistema giudiziario tedesco, che peraltro in passato aveva riconosciuto la non responsabilità del titolare di una connessione residenziale wireless di cui terzi avrebbero abusato a sua insaputa, ha sottoposto il caso alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per sgombrare il campo da dubbi riguardo allo status del titolare di una connessione pubblica messa a disposizione nell'ambito di una attività commerciale, riguardo alle sue responsabilità in caso di violazioni commesse da terzi e riguardo alle contromisure che si possano adottare a favore dei detentori dei diritti eventualmente danneggiati.Riguardo al caso si era già espresso nel mesi scorsi l'avvocato generale: nel suo parere preliminare aveva ritenuto che la direttiva europea sul commercio elettronico (2000/31/CE) delinei un regime di non responsabilità applicabile indistintamente agli intermediari, compreso chi offra connettività in via acXXXXXria rispetto alla sua attività economica. Secondo l'avvocato generale, Mc Fadden non si sarebbe dovuto ritenere responsabile diretto della violazione del diritto d'autore commessa da terzi, assimilabile a un prestatore di servizi mere conduit in quanto non prevedeva alcun tipo di controllo o di selezione rispetto agli utenti che si agganciassero alla propria rete o rispetto ai bit da loro scambiati.Sotto questi aspetti il parere della Corte di Giustizia dell'Unione Europa è allineato con quello dell'avvocato generale: qualora sussistano le condizioni "che tali prestatori non diano origine alla trasmissione, che non selezionino il destinatario della trasmissione e che non selezionino né modifichino le informazioni trasmesse", concordano i giudici di Lussemburgo, non esiste responsabilità in capo al fornitore di servizi che offra l'acXXXXX a una rete di comunicazione. Di conseguenza, afferma la Corte di Giustizia dell'Unione Europea, si esclude che il detentore dei diritti possa chiedere a tale prestatore di servizi un risarcimento per una violazione commessa da terzi che abbiano abusato della connettività messa a disposizione, o la corresponsione delle spese legali sostenute per la domanda di risarcimento. Non si esclude però che "un organo giurisdizionale nazionale o un'autorità amministrativa esiga che un prestatore di servizi ponga fine ad una violazione di diritti d'autore o che la prevenga" su richiesta del detentore dei diritti e che lo stesso detentore dei diritti possa chiedere al fornitore di servizi il rimborso delle spese legali sostenute a perseguire tale scopo.Il parere della Corte di Giustizia differisce dall'opinione dell'avvocato generale relativamente a un aspetto determinante: le misure da mettere in campo con le suddette ingiunzioni. La giustizia tedesca aveva contemplato tre ipotesi di misure che il destinatario di una ingiunzione avrebbe potuto adottare per scongiurare ulteriori violazioni: monitorare le informazioni scambiate attraverso la propria connessione, negare la connessione, o proteggerla con una password. I giudici di Lussemburgo e l'avvocato generale, nell'esaminarle, muovono dalle stesse premesse, la direttiva 31/2000, il bilanciamento tra il diritto alla tutela della proprietà intellettuale, il diritto alla libertà di espressione e di informazione dell'utente e il diritto d'impresa del fornitore di servizi previsti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, l'interpretazione fornita dalla stessa Corte di Giustizia per i casi Telekabel e Sabam vs. Scarlet. I due pareri sono concordi nell'escludere quale misura contemplata per le ingiunzioni l'analisi del traffico: è indubbio che costituisca un obbligo di sorveglianza da parte dell'intermediario, non imponibile ai fornitori di acXXXXX a una rete di comunicazione. Allo stesso modo è da escludere la possibilità di imporre al fornitore di acXXXXX la sospensione della connessione: ne violerebbe la libertà di impresa, ritiene la Corte di Giustizia, anche qualora la messa a disposizione della connettività rappresenti un business acXXXXXrio.La giusta soluzione per le ingiunzioni, secondo i giudici di Lussemburgo, può essere individuata nell'inserimento di una password per fruire della connettività. L'avvocato generale aveva escluso anche questa possibilità, ritenendola non idonea a realizzare il bilanciamento fra protezione del diritto d'autore (in quanto affatto dissuasiva), il rispetto della libertà d'impresa (caricando il fornitore del servizio dell'onere di predisporre un sistema di identificazione e aprendo la strada ad un regime di responsabilità incompatibile con la normativa europea) e il principio della libertà di espressione. Secondo la Corte di Giustizia, invece, "una misura simile non arreca pregiudizio al contenuto essenziale del diritto alla libertà d'impresa del fornitore di acXXXXX a una rete di comunicazione, dato che si limita a regolare in modo marginale una delle modalità tecniche di esercizio dell'attività di tali fornitore". Nessun attrito viene
  • ._. scrive:
    Re: se è solo del gestore!
    [img]http://www.comitatolinguistico.com/wp-content/uploads/2016/08/scimmia-che-ride.jpg[/img]
    • ... scrive:
      Re: se è solo del gestore!
      Nun te va proprio de pulì la spiaggia dai topi? Puzzano come lamXXXXX, so' amici tuoi, datte da fa. Forza, che il cadavere di pannella sarebbe contento. (rotfl)[img]http://www.aljazeera.com/mritems/imagecache/mbdxxlarge/mritems/Images/2015/9/2/bf82a0ccd0d14262a3246406da61cc2e_18.jpg[/img]
  • rico scrive:
    se è solo del gestore!
    Non ho problemi con le password, purchè sia del gestore e non di un servizio esterno (tipo Facebook, per fare l'esempio più comune).
  • Skywalker scrive:
    Cavolata burocratese
    Prima dice che basta mettere una password, e che questo "si limita a regolare in modo marginale una delle modalità tecniche di esercizio dell'attività di tali fornitore" e saremmo d'accordo.Poi dice che è efficace perché così l'utilizzatore non è anonimo, e allora non è più solo questione di mettere una password, ma di gestire un AAA, identificare l'utente e tenere traccia delle sue generalità, oltre a tenere traccia tempo per tempo degli IP associati a quell'utenza.Alla faccia del MARGINALE!
  • prova123 scrive:
    l'interpretazione
    <i
    "della Corte di Giustizia dell'Unione Europea" </i
    è una interpretazione fornita da burocrati parassiti e ignoranti che evidentemente non sono consapevoli di quello che dicono ed IMHO non sono nemmeno consapevoli di esistere.La prima domanda alla quale si devono rispondere è questa:Qual'è il fine di un hotspot pubblico?In base a questa semplice domanda si prendono la responsabilità di fornire una whitelist/blacklist da utilizzare come filtro per il router di chi offre l'hotspot pubblico. Non c'è bisogno di alcuna password.
    • sparachiodi scrive:
      Re: l'interpretazione
      - Scritto da: prova123
      <i
      "della Corte di Giustizia dell'Unione
      Europea" </i
      è una interpretazione
      fornita da burocrati parassiti e ignoranti che
      evidentemente non sono consapevoli di quello che
      dicono ed IMHO non sono nemmeno consapevoli di
      esistere.

      La prima domanda alla quale si devono rispondere
      è
      questa:
      Qual'è il fine di un hotspot pubblico?

      In base a questa semplice domanda si prendono la
      responsabilità di fornire una whitelist/blacklist
      da utilizzare come filtro per il router di chi
      offre l'hotspot pubblico.

      Non c'è bisogno di alcuna password.la password serve per motivi tecnici se non vuoi farti spiare per bene da chiunque
  • bubba scrive:
    da morire dal ridere
    (..) Non si esclude però che (..) lo stesso detentore dei diritti possa chiedere al fornitore di servizi il rimborso delle spese legali sostenute a perseguire tale scopo.Cioe gli azzeccagarbugli delle major mandano le loro lettere minatorie a chichessia, gestori hotspot compresi. Questi, pur innocenti, dovrebbero COMUNQUE pagare le spese legali sostenute dagli avvoltoi delle major suddette.. bellissimo
    • prova123 scrive:
      Re: da morire dal ridere
      sarebbe l'equivalente nell'ambito della carta stampata dove ricevono la carta ed il denaro in funzione delle copie stampate, non di quelle vendute.
      • bubba scrive:
        Re: da morire dal ridere
        - Scritto da: prova123
        sarebbe l'equivalente nell'ambito della carta
        stampata dove ricevono la carta ed il denaro in
        funzione delle copie stampate, non di quelle
        vendute.un win-win per gli azzeccagargugli, insomma.Cmq, secondo te, in stile "I vestiti nuovi dell'imperatore", qualcuno dalla platea parlamentare, si alzera' mai, a dire : "scusate, perche' stiamo foraggiando la creativita' dei morti? Non potremmo smetterla con (ALMENO) questa farsa?" :P(cfr. la 633/41 e berna ecc, prevede i diritti patrimoniali sino a 70 anni dalla morte dell'ultimo coautore dell'opera)
        • prova123 scrive:
          Re: da morire dal ridere
          Non lo diranno mai perchè loro sono i primi beneficiari di questa logica:http://www.ilgiornale.it/news/politica/vitalizio-dei-politici-non-finisce-mai-va-eredit-coniugi-fig-1225224.html
  • lorenzo scrive:
    Interessante
    Allora io metto una password per ogni utente ( con aggravio di burocrazia inutile) , pero' non traccio cosa fa l'utente ( quindi non so cosa fa l'utente) , quando vengono a chiedermi chi ha fatto cosa ... gli do la lista degli utenti e gli dico di andare a cercarseli ?
  • panda rossa scrive:
    Ok, metto la password. E poi?
    Supponiamo che io ceda a questo infame ricatto e metta una password al mio wi-fi, creando un disagio alla mia clientela.Dopodiche'?Se la mia clientela, dopo essersi connessa tramite password continua ad utilizzare la connessione a suo piacimento come e' suo diritto fare, che cosa mi fa la Sony?Mica verranno a prendersela con me se la gente scarica i loro files?Del resto una azienda che si e' fatta XXXXXXX milioni di dati in chiaro, mica si lamentera' se io scrivo in chiaro su un cartello che la password del wi-fi e' la stessa della mia valigia, no?
    • ottomano scrive:
      Re: Ok, metto la password. E poi?
      cito dall'articolo:"Soprattutto, ritiene la Corte, l'introduzione di una password può rappresentare una misura dissuasiva rispetto alla possibilità di violazione del diritto d'autore, "nei limiti in cui tali utenti siano obbligati a rivelare la loro identità al fine di ottenere la password richiesta e non possano quindi agire anonimamente" e siano dunque potenzialmente rintracciabili in caso di abusi"
      • panda rossa scrive:
        Re: Ok, metto la password. E poi?
        - Scritto da: ottomano
        cito dall'articolo:

        "Soprattutto, ritiene la Corte, l'introduzione di
        una password può rappresentare una misura
        dissuasiva rispetto alla possibilità di
        violazione del diritto d'autore, "nei limiti in
        cui tali utenti siano obbligati a rivelare la
        loro identità al fine di ottenere la password
        richiesta e non possano quindi agire
        anonimamente" e siano dunque potenzialmente
        rintracciabili in caso di
        abusi"Perfetto.Quindi io posso mettere un bel banchetto dove la gente va a chiedere la password lasciando la fotocopia del documento di identita', impronte digitali e scansione della cornea.Poi se uno indovina la password senza passare dal banchetto io sono a posto, lui anche, e pure il mio amico farmacista che puo' vendere a Sony un bel pacco di Maloox formato famiglia.
        • precisino scrive:
          Re: Ok, metto la password. E poi?
          - Scritto da: panda rossa
          - Scritto da: ottomano

          cito dall'articolo:



          "Soprattutto, ritiene la Corte,
          l'introduzione
          di

          una password può rappresentare una misura

          dissuasiva rispetto alla possibilità di

          violazione del diritto d'autore, "nei limiti
          in

          cui tali utenti siano obbligati a rivelare la

          loro identità al fine di ottenere la password

          richiesta e non possano quindi agire

          anonimamente" e siano dunque potenzialmente

          rintracciabili in caso di

          abusi"

          Perfetto.
          Quindi io posso mettere un bel banchetto dove la
          gente va a chiedere la password lasciando la
          fotocopia del documento di identita', impronte
          digitali e scansione della
          cornea.scansione della retina
          Poi se uno indovina la password senza passare dal
          banchetto io sono a posto, lui anche, e pure il
          mio amico farmacista che puo' vendere a Sony un
          bel pacco di Maloox formato
          famiglia.proprio come fanno i veri hacker, indovinano le password
          • panda rossa scrive:
            Re: Ok, metto la password. E poi?
            - Scritto da: precisino
            - Scritto da: panda rossa

            - Scritto da: ottomano


            cito dall'articolo:





            "Soprattutto, ritiene la Corte,

            l'introduzione

            di


            una password può rappresentare una misura


            dissuasiva rispetto alla possibilità di


            violazione del diritto d'autore, "nei
            limiti

            in


            cui tali utenti siano obbligati a rivelare
            la


            loro identità al fine di ottenere la
            password


            richiesta e non possano quindi agire


            anonimamente" e siano dunque potenzialmente


            rintracciabili in caso di


            abusi"



            Perfetto.

            Quindi io posso mettere un bel banchetto dove la

            gente va a chiedere la password lasciando la

            fotocopia del documento di identita', impronte

            digitali e scansione della

            cornea.

            scansione della retina


            Poi se uno indovina la password senza passare
            dal

            banchetto io sono a posto, lui anche, e pure il

            mio amico farmacista che puo' vendere a Sony un

            bel pacco di Maloox formato

            famiglia.

            proprio come fanno i veri hacker, indovinano le
            password[img]http://cdn.meme.am/instances/53376060.jpg[/img]
          • bubba scrive:
            Re: Ok, metto la password. E poi?
            - Scritto da: panda rossa
            - Scritto da: precisino

            - Scritto da: panda rossa


            - Scritto da: ottomano



            cito dall'articolo:







            "Soprattutto, ritiene la Corte,


            l'introduzione


            di



            una password può rappresentare una
            misura



            dissuasiva rispetto alla
            possibilità
            di



            violazione del diritto d'autore,
            "nei

            limiti


            in



            cui tali utenti siano obbligati a
            rivelare

            la



            loro identità al fine di ottenere
            la

            password



            richiesta e non possano quindi
            agire



            anonimamente" e siano dunque
            potenzialmente



            rintracciabili in caso di



            abusi"





            Perfetto.


            Quindi io posso mettere un bel
            banchetto dove
            la


            gente va a chiedere la password
            lasciando
            la


            fotocopia del documento di identita',
            impronte


            digitali e scansione della


            cornea.



            scansione della retina




            Poi se uno indovina la password senza
            passare

            dal


            banchetto io sono a posto, lui anche, e
            pure
            il


            mio amico farmacista che puo' vendere a
            Sony
            un


            bel pacco di Maloox formato


            famiglia.



            proprio come fanno i veri hacker, indovinano
            le

            password
            [img]
            http://cdn.meme.am/instances/53376060.jpg[/img]beh "12345... THAT'S AMAZING!" e' abbastanza complessa come pw :P
        • Luca scrive:
          Re: Ok, metto la password. E poi?
          Infatti. :-)
        • ZLoneW scrive:
          Re: Ok, metto la password. E poi?
          E' già la seconda volta negli ultimi giorni che leggo di sendenze in cui la Corte di Giustizia Europea fa i salti mortali per produrre fantasiose sentenze in contrasto con le posizione dell'Avvocato Generale UE - cosa i per sé assai preoccupante.Questa è sconcertante: un gestore di un esercizio - che badate bene NON fa della fornitura di una connessione Wifi il suo business, ma fornisce solo un servizio acXXXXXrio - può trovarsi costretto a mettere in piedi un sistema di autenticazione per l'acXXXXX a Internet su ingiunzione di un tribunale richiesta da un "avente diritto", sulla base di una rilevata violazione dei diritti proveniente dalla sua rete, ACCOLLANDOSI LE SPESE LEGALI, oltre al sistema di autenticazione.E non si sta parlando della "password del router": perché se il sistema di autenticazione deve essere un deterrente, allora all'identificazione dell'utente deve seguire la consegna di credenziali univoche.Ma questo non sarebbe sufficiente,a fronte di una successiva segnalazione di violazione da parte di un "avente diritto": per poter risalire a "chi ha fatto cosa" all'interno della rete del gestore, infatti, occorrerebbe mettere in piedi un sistema di logging in grado di memorizzare la navigazione di ciascuna singola stazione della rete ed associare la stazione alla persona che la usava per mezzo delle credenziali rilasciate.Non basterebbe neanche il captive portal a bordo di alcuni router di fascia alta, e tirerebbe in ballo una serie di problemi di privacy e di data retention che il gestore di un bar - per dire - non può proprio essere in grado di gestire, e di cui non è giusto che si accolli i costi aggiuntivi.E questo proprio in un momento in cui la UE sta spingendo per una maggiore e più capillare diffusione del Wifi libero per tutti.Sembra davvero una cosa priva di senso, da schizofrenici.
          • panda rossa scrive:
            Re: Ok, metto la password. E poi?
            - Scritto da: ZLoneW
            Sembra davvero una cosa priva di senso, da
            schizofrenici.La cosa e' da schizofrenici al quadrato perche' il tutto parte da una presunzione del cosiddetto "avente diritto" il quale non ha evidenza alcuna che vengano scaricati files.La sua e' una ipotesi potenzialmente calunniosa nei confronti del gestore dell'attivita' e dei suoi clienti.E non si capisce proprio perche' la corte di giustizia europea perda tempo per delle grida isteriche di un soggetto extracomunitario affetto da manie di persecuzione.
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