UE, consumatori protetti e siti bloccati

Una nuova normativa di Bruxelles include una clausola che consentirebbe alle autorità il blocco dei siti Web e la cancellazione dei nomi a dominio senza l'intervento di un giudice. A darne ferma opposizione è Julia Reda, la parlamentare europea del Partito Pirata
Una nuova normativa di Bruxelles include una clausola che consentirebbe alle autorità il blocco dei siti Web e la cancellazione dei nomi a dominio senza l'intervento di un giudice. A darne ferma opposizione è Julia Reda, la parlamentare europea del Partito Pirata

L’UE ha votato una nuova normativa in base alle quale in determinati casi e per la protezione dei consumatori le autorità che vigilano sul mercato potranno bloccare l’accesso a determinati siti Web in violazione e addirittura predisporre la cancellazione del corrispondente nome a dominio .

Si tratta di un nuovo Regolamento per la protezione dei consumatori, che in quanto tale non deve essere adottato dalle normative nazionali come la Direttiva, ma è direttamente applicabile una volta che il suo iter sarà completo: votato con 591 voti contro 80 dal Parlamento, avrà ora bisogno dell’approvazione formale da parte del Consiglio e tra due anni entrerà in vigore.

Ad aver fatto drizzare le antenne agli osservatori è l’articolo 9, comma 4 del Consumer Protection Cooperation (CPC) regulation, dove prevede (traduzione non ufficiale) “qualora non vi siano effettivi mezzi per portare a cessazione o proibire le violazioni coperte dal presente Regolamento e al fine di evitare rischi di danni seri per l’interesse collettivo dei consumatori” che le autorità per la tutela dei consumatori abbiamo “i) il potere di rimuovere o limitare l’accesso a un’interfaccia online o di ordinare l’adozione di un avviso ai consumatori che si sta per accedere ad una determinata interfaccia online; ii) il potere di ordinare ad un hosting provider di rimuovere, disabilitare o restringere l’accesso ad una piattaforma online; iii) qualora appropriato, il potere di ordinare ai registry dei nomi a dominio o ai registrar di cancellare un determinato nome a dominio permettendone la registrazione da parte della competente autorità”.

Secondo gli osservatori, l’adozione di tale disposizione comporta che gli Stati Membri che attualmente ne sono sprovvisti, debbano costituire al loro interno autorità e strutture con il potere di bloccare l’accesso a determinati contenuti a seguito della ricezione di richieste che non devono passare attraverso un’autorità giudiziaria.

Ad aver introdotto tale versione della normativa sembra essere stato il Consiglio dell’Unione Europea che ha così modificato una versione redatta dalla Commissione Europea che dava alle autorità locali meno poteri: ad aver fatto propendere per un approccio più interventista anche la fotografia di un Mercato Unico europeo nel quale i falsi e le altre violazioni di proprietà intellettuale sono sempre più un fattore critico, almeno secondo quanto riferito da cento tra aziende e associazioni di categoria che hanno scritto in questi giorni al presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Il rischio, secondo le 87 aziende e le 13 associazioni di categoria, è che si possa registrare “un impatto negativo per la salute e la sicurezza dei consumatori europei e dell’economia europea”.

A puntare immediatamente il dito contro la misura è stata in particolare la Parlamentare europea del Partito Pirata Julia Reda, che ha sottolineato come la misura non sia proporzionale, in quanto si dovrebbe poter agire contro il contenuto specifico trovato in violazione e non contro l’intero sito Web, e – soprattutto – come l’istituzione di centri con tale potere e possibilità tecnica rischia di aprire la strada in futuro ad utilizzi coercitivi e censori (Reda afferma che sistemi simili sono stati per esempio impiegati recentemente per bloccare tempestivamente siti Web a favore dell’indipendenza della Catalunya).


Claudio Tamburrino

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