UE e riconoscimento facciale: tutti nel database?

Già da mesi in Europa si sta lavorando alla creazione di un sistema unico per il riconoscimento facciale condiviso da tutti gli stati membri.
Già da mesi in Europa si sta lavorando alla creazione di un sistema unico per il riconoscimento facciale condiviso da tutti gli stati membri.

Poco più di un mese fa un’indiscrezione secondo la quale l’Europa avrebbe posto un divieto all’impiego dei sistemi di riconoscimento facciale nei luoghi pubblici almeno per i prossimi cinque anni. Ipotesi smentita qualche giorno più tardi. Torniamo oggi sull’argomento in seguito alla comparsa di un report condiviso dal portale The Intercept e relativo a un programma già messo in campo, ma mai annunciato pubblicamente.

Il progetto dell’Europa per il riconoscimento facciale

Un gruppo di dieci stati membri capitanato dall’Austria avrebbe avanzato in novembre una proposta finalizzata a creare un sistema unico per tutto il vecchio continente all’interno del quale far confluire i dati necessari a eseguire l’identificazione di un soggetto partendo da un’immagine del suo volto, indipendentemente dal paese di origine o dal territorio in cui viene immortalato. Una possibile espansione del trattato di Prüm siglato nel 2005 attraverso il quale già è stata creata una banca dati che include campioni di DNA, impronte digitali e informazioni relative ai veicoli.

Non è da escludere nemmeno la possibilità che il database possa essere interfacciato all’occorrenza anche con quelli già allestiti oltreoceano, negli Stati Uniti, al fine di agevolare le operazioni di autorità e forze di polizia nell’ambito delle indagini transoceaniche.

L’iniziativa dell’Unione Europea avrebbe già messo sul piatto 700.000 euro destinati a Deloitte per una consulenza in merito alle possibili modifiche da apportare alla convenzione di Prüm e altri 500.000 euro destinati (tramite la Commissione) a un consorzio di agenzie pubbliche guidate dall’Estonian Forensic Science Institute per uno studio in merito agli attuali impieghi dei sistemi IA per il riconoscimento facciale nella lotta al crimine.

IA, sicurezza e privacy

C’è chi manifesta legittime preoccupazioni per quanto concerne le ripercussioni sulla privacy dei cittadini. Ricordiamo che le modalità di utilizzo dell’intelligenza artificiale rappresentano uno dei temi trattati nella bozza della strategia digitale che il vecchio continente intende adottare per il futuro tenendo conto dei paletti fissati dal GDPR. L’argomento è caldo, anche in considerazione di quanto emerso di recente in merito a Clearview, startup newyorkese che ha sviluppato una tecnologia di riconoscimento facciale (con un approccio discutibile alla fase di istruzione degli algoritmi) già impiegato da centinaia di realtà in tutto il mondo.

Fonte: The Intercept
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