UK, il contact tracing ha funzionato: e Immuni?

Una ricerca nel Regno Unito dimostra la validità del contact tracing nel contenere la pandemia: a cosa sarebbe dunque potuta servire Immuni?
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Immuni funziona, Immuni non funziona. Immuni è un colpo di genio, Immuni è una perdita di soldi e di tempo. Immuni poteva essere una grande opportunità, Immuni è stata soltanto un’illusione. Non usciremo più da questa dicotomia argomentativa perché troppe sono state le discussioni sul tema senza che mai ci fossero reali prove a sostegno dell’una o dell’altra tesi. Immuni, infatti, non è stata mai di fatto messa alla prova in Italia per vari motivi: il tracciamento è presto saltato, le segnalazioni di positività sono state inibite da ostacoli a metà tra la burocrazia e la divergenza politica ed il risultato è stato in una infima quantità di segnalazioni con pochissime notifiche conseguenti.

A cosa è servita Immuni? A poco. Sarebbe potuta servire? Forse si, o almeno questo è quanto se ne desume dalla ricerca firmata nel Regno Unito da The Alan Turing Institute e Oxford University (firmata da Mark Briers, Chris Holmes e Christophe Fraser) sulla base delle evidenze legate alla NHS Covid-19 app usata in loco.

NHS app: l’impatto del contact tracing nel Regno Unito

Il percorso è noto: il Regno Unito aveva preso un’altra strada nella prima fase della pandemia, salvo poi trovarsi in grave difficoltà e ritornare sui propri passi. La scelta di un’app basata sulla piattaforma Apple/Google del tutto simile a quanto fatto fin dal primo minuto in Italia, in qualche modo allinea le due situazioni, consentendo di fare un timido raffronto che non deve però avere valenza statistica per molti motivi. Ma la conclusione della ricerca appare chiara: per ogni aumento dell’1% nelle installazioni dell’app, si è ridotto del 2,3% il numero delle infezioni.

La NHS app, insomma, avrebbe portato ad un maggior isolamento (pur se in presenza di poche notifiche nella fase iniziale) e questo avrebbe determinato un minor numero di contagi. L’impatto è stato dunque forte e per questo motivo i ricercatori consigliano di continuare ad installare ed utilizzare l’app per ogni evenienza in attesa dei vaccini. Il modello statistico suggeriva un impatto pari allo 0,8%, ma i dati statistici sembrano dimostrare addirittura evidenze maggiori: lo studio è ora sottoposto a peer-review al fine di validare appieno il metodo utilizzato. Complessivamente il solo uso dell’app avrebbe consentito di ridurre i casi di Covid-19 di ben 600 mila unità (fonte: Governo UK).

E Immuni?

Della ricerca sull’app NHS si può prendere per buona soltanto la chiosa: il contact tracing tramite app è uno strumento utile e percorribile, può offrire effettivi vantaggi in caso di pandemia e l’idea di adottare Immuni poteva pertanto essere del tutto valida. Tuttavia è impossibile fare valutazioni quantitative sull’app italiana in virtù del fatto che sono molte le diversità rispetto a quanto accaduto nel Regno Unito. Anzitutto c’è un differenziale quantitativo: la NHS app è stata scaricata 26 milioni di volte, mentre Immuni ha appena superato le 10 milioni di unità e le installazioni effettivamente attive sono probabilmente molte meno. Inoltre il Regno Unito ha vissuto una seconda fase molto peggiore della prima, avendo a disposizione l’app nel momento di massimo allarme; l’Italia ha vissuto la sua fase peggiore nella primissima fase, quando il contact tracing automatico era soltanto un’utopia. Ancora: nel Regno Unito le misure di contenimento sono state molto più blande rispetto al nostro Paese, quindi ogni quarantena aggiuntiva aveva un peso maggiore rispetto ad una situazione italiana ove la colorazione delle regioni ha imposto con maggior prontezza l’isolamento.

I dati che conosciamo di Immuni sono del tutto minimali: poco più di 10 mila utenti positivi segnalati, poco meno di 90 mila notifiche inviate. Una delle polemiche maggiori nel nostro Paese era relativo al numero di notifiche inviate, ma la quantità impallidisce rispetto alle 1,7 milioni inviate nel Regno Unito: in questa discrasia emerge tutta la divergenza in termini di percezione ed opinione pubblica tra le due realtà.

Come anzitempo predetto: l’approccio italiano all’app (non certo impeccabile dal punto di vista organizzativo, sicuramente contraddittorio dal punto di vista dell’influenza politica sull’opinione pubblica) ne ha minate le basi ed ha creato un contesto arido su cui il progetto non ha attecchito. Tutto ciò ha creato dei danni, perché – se i dati provenienti dal Regno Unito saranno confermati – un potenziale da esplorare in realtà c’era. E c’è tuttora. Ma ormai è tardi, ora parlino i vaccini: per il contact tracing ci sarà tempo in un secondo momento, in vista della programmazione dei piani anti-pandemici del futuro.

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09 02 2021
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