Una imposta P2P sarebbe una manna

di Leonardo Maccari (leonardo.lilik.it) - Ma gli ostacoli tecnici, giuridici e sociologici ad una fruizione facile dei contenuti e della condivisione non mancano. Ecco perché
di Leonardo Maccari (leonardo.lilik.it) - Ma gli ostacoli tecnici, giuridici e sociologici ad una fruizione facile dei contenuti e della condivisione non mancano. Ecco perché

Guido Scorza dà un interessante punto di vista giuridico e sociale sulla possibilità di introdurre un’imposta sugli abbonamenti ADSL che renda libero lo scambio di contenuti coperti da diritto d’autore. I proventi che arrivano da questa imposta dovrebbero essere rediretti verso chi detiene i diritti, in modo da compensare i loro mancati introiti.
L’idea è in discussione da molto tempo ed è condivisibile negli intenti. Si tratta infatti di cercare un equilibrio tra la possibilità degli utenti di accedere alla cultura e la necessità degli autori di essere ricompensati.

Nella pratica, se ci concentriamo solo sulla musica, non si parla di cifre troppo rilevanti. Nel 2007 secondo AGCOM in Italia erano attive circa 10 milioni di connessioni ADSL, mentre il fatturato complessivo del mondo della musica (DVD, CD, vinili, cassette e digital download) secondo la FIMI si aggira intorno ai 220 milioni di euro. Ammesso che il mercato venga azzerato da un momento all’altro, l’imposta da applicare a tutti gli accessi internet sarebbe di 22 euro all’anno. Anche immaginando di far pagare solo le utenze residenziali e non quelle professionali (il 20%, sempre secondo il rapporto AGCOM), i dati non cambierebbero nella sostanza.

Il lato più affascinante di questa visione non è tanto la libertà di download, ma soprattutto che verrebbero enormemente ridimensionati gli intermediari, perché per pubblicare e scaricare da Internet non c’è bisogno di distributori. I proventi che arrivano dall’imposta sul canone verrebbero girati direttamente agli autori, siano essi musicisti o produttori. In questo modo il ruolo dei discografici sarebbe concentrato nella produzione più che nella promozione e nella distribuzione, il mercato diventerebbe meno chiuso e si romperebbero gli attuali oligopoli.

Anche se questa prospettiva sembra interessante, il problema, allo stato attuale delle cose è anche tecnico. Come si potrebbero redistribuire gli introiti tra gli autori? Attualmente esistono classifiche di vendita, passaggi radiofonici e televisivi ed altre attività certificabili che permettono alla SIAE di stilare una classifica, seppur opinabile, sulla base della quale vengono ripartiti i diritti. Ma se domani il mercato dei CD crollasse e gli utenti fossero liberi di ridistribuire liberamente musica su Internet, come verrebbero divisi gli introiti? In tutte le reti P2P distribuite, per loro natura, non esiste un ente centralizzato che può certificare chi scarica contenuti e quante volte, quindi non sarebbe possibile appoggiarsi alle reti che conosciamo. Alternativamente, si potrebbe organizzare un unico portale dove gli utenti possano caricare e scaricare musica, ma questo introdurrebbe costi e renderebbe necessaria l’identificazione degli utenti. Quest’ultimo fattore sarebbe indispensabile per verificare che le classifiche (e quindi le ripartizioni dei soldi) non vengano falsate da download artificiali. Sarebbe necessario quindi identificare un utente in base a credenziali riconoscibili e portabili da computer a computer ed esisterebbe un archivio centralizzato contenente tutte le sue attività di upload e download. È anche vero che se un utente può scaricare un numero arbitrario di pezzi, sarebbe piuttosto facile immettere dei prodotti del tutto fittizi sul mercato e far levitare il numero di download sottraendo introiti agli autori veri, il che aprirebbe delle nuove frontiere per il phishing. Limitare il numero di download per utente potrebbe essere una soluzione, ma cambierebbe non di poco il principio dell’intervento.

Generalmente, introdurre una nuova tecnologia peggiore di quelle esistenti non è una buona idea, quindi è immaginabile pensare che di fronte ad un sistema complesso e scomodo gli utenti continuerebbero a usare le vecchie reti P2P.

L’alternativa possibile è quella di permettere il download gratuito della musica e continuare a fare le classifiche in base ai dati di vendita dei supporti e delle piattaforme commerciali online più note. Ammesso che entrambe queste due possibili fonti di informazioni continuino ad avere un mercato rilevante, il cambiamento sarebbe compiuto solo a metà. L’aspetto più democratico di Internet infatti è che i contenuti interessanti vengono portati all’attenzione degli utenti attraverso motori di ricerca, blog e reti sociali, e non grazie ad un unico mezzo mainstream. Adottare vecchi strumenti per fare classifiche alle nuove tecnologie sarebbe un modo per non voler ammettere che il mondo, e il mercato con esso, sta cambiando. In altre parole servirebbe a garantire che quei pochi autori che oggi sono dei bestseller, continuino ad esserlo anche domani, a scapito di tutti gli altri che non hanno mai potuto guadagnare dal diritto d’autore.

Una proposta del genere quindi, anche se è affascinante, avrebbe dei risvolti non trascurabili sia sul piano giuridico e sociale, ma anche sul piano tecnologico. Esistono alcune problematiche che sono ad oggi irrisolte e che andrebbero affrontate per poter ottenere una vera innovazione.

Leonardo Maccari
http://leonardo.lilik.it

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12 11 2008
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