USA, battaglia per il jailbreaking delle console

Le autorità statunitensi si esprimeranno ancora una volta sulla possibilità di ammorbidire il DMCA nel caso delle home console e dei sistemi videoludici. Una possibilità sacrosanta, dicono i proponenti. Sporca pirateria, dice l'industria

Roma – Il mese prossimo, lo U.S. Copyright Office accoglierà le proposte pubbliche di chi vorrebbe estendere l’esenzione dalle regole draconiane del DMCA (Digital Millennium Copyright Act) ai jailbreaker di console videoludiche, un’eventualità che prevedibilmente riaccende gli animi su una questione che da tempo anima polemiche.

I proponenti delle nuove esenzioni vorrebbero che le autorità statunitensi garantissero la possibilità legale di modificare le home console per usi diversi dal semplice uso ludico, una pratica che potrebbe avere conseguenze pratiche importanti vista la potenza dei sistemi di nuova generazione – e il fatto che si tratti, in due casi su tre, di versioni personalizzate di veri e propri computer con CPU x86 e GPU AMD.

La nuova battaglia per la “liberazione” di console e sistemi videoludici fa il paio con la richiesta, da parte della EFF, di garantire una ulteriore esenzione dal DMCA a chi lavora per riesumare i giochi caduti nel dimenticatoio della storia della tecnologia a causa della loro dipendenza da server online non più funzionanti.

La risposta dell’industria, in questo caso incarnata dalla lobby della Entertainment Software Association (ESA)? Sempre la stessa : il jailbreaking delle console equivale a pura e semplice pirateria, visto che 9 casi su 10 gli utenti sfrutterebbero la nuova opportunità per far girare software pirata, ottenuto illegalmente.

Il Copyright Office americano si era in realtà già espresso sulla questione due anni fa, quando EFF e Sony avevano dibattuto sulla possibilità di far girare o meno Linux sulla PS3 . In quel caso le autorità americane si erano espresse contro il jailbreaking della console nipponica, ed è possibile che anche il nuovo tentativo di ammorbidire il DMCA non vada a buon frutto.

Alfonso Maruccia

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