USA, e-waste entro i confini

Il Congresso statunitense introduce un disegno di legge che intende limitare l'esportazione di tecnorifiuti pericolosi nei paesi in via di sviluppo. L'obiettivo è migliorare i programmi di riciclo "fatti in casa"

Roma – L’e-waste non è certo un tema nuovo per il Congresso a stelle e strisce. Ora, la Camera dei Rappresentanti ha introdotto un nuovo disegno di legge che mira ad arginare il business del riciclo dei tecnorifiuti e a migliorare la qualità dei programmi di smaltimento.

Il provvedimento rappresenta il primo passo di un processo legislativo che intende regolare , in particolare, le condizioni di esportazione dei rifiuti tecnologici nei paesi in via di sviluppo . L’e-waste, infatti, rischia di soffocare i paesi in condizioni economiche delicate con tonnellate di hardware da smaltire. Enormi cumuli di materiali pericolosi per l’ambiente e la salute delle popolazioni locali.

Si tenta , dunque, di porre delle restrizioni attraverso l’individuazione di una serie di deroghe al rinnovamento, riuso, ritiro dei prodotti, e prevedendo restrizioni per gli esportatori , i quali dovranno dimostrare di non riversare altrove quantità eccessive di rifiuti.

Il Congresso statunitense intende , dunque, proibire alle aziende di trasportare fuori dai confini nazionali materiale pericoloso in territori dove computer, monitor e dispositivi elettronici vengono riciclati secondo procedure non sicure per la salute. Il Responsible Electronic Recycling Act si pone l’obiettivo di formare una nuova categoria di rifiuti tecnologici che non potranno essere riversati in paesi come India, Cina, Nigeria e altri, puntando sullo creazione di lavoro “verde” utile a finalizzare i processi di riciclo all’interno delle frontiere statunitensi.

Si tratta di una vera e propria sfida dal momento che le previsioni sul mercato globale dell’e-waste annunciano un incremento della produzione di rifiuti nel periodo compreso tra il 2010 e il 2014.

Cristina Sciannamblo

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