La promessa di poter assistere a una distensione dei rapporti tra gli Stati Uniti e Huawei, giunta dall’entourage di Trump in occasione del G20, avrà un seguito. Come già anticipato nei giorni immediatamente successivi all’incontro di Osaka, sebbene l’uscita dell’azienda cinese dalla Entity List americana al momento non sia contemplata, il Dipartimento del Commercio sembra aver intenzione di rilasciare una serie di licenze temporanee che permetteranno al gruppo di continuare a collaborare con le realtà USA.

USA-Huawei: presto nuove licenze

I permessi riguarderanno quelle tecnologie non ritenute una fonte di rischio per la sicurezza nazionale. Si torna a scriverne oggi, dopo che Huawei ha ribadito come all’orizzonte non vi siano ribaltoni per il proprio business, in particolare per quanto concerne l’ecosistema di prodotti e servizi legati al mobile. Citando un articolo comparso sulle pagine del New York Times, Wilbur Ross (Segretario al Commercio) e Larry Kudlow (Direttore del National Economic Council per la Casa Bianca) hanno fatto entrambi riferimento alle partnership con realtà impegnate nella fornitura di chipset e software. Tradotto: Qualcomm, Intel, Broadcom e Google su tutte.

Il ban e i negoziati con la Cina

Si parla inoltre di una ripresa dei negoziati tra Washington e Pechino, dopo un’interruzione durata un paio di mesi, step essenziale per allentare la tensione di quella definita da più parti come una trade war che vede contrapposte le due superpotenze.

Il ban degli Stati Uniti rimane dunque in vigore, così come resta in programma una revisione delle policy relative alle esportazioni, al fine di tutelare le proprietà intellettuali delle società americane. Focus anche su quella che negli USA viene ritenuta un’eccessiva vicinanza tra il business di alcune realtà private cinesi e gli organismi militari o governativi del paese asiatico. A questo proposito, Ross ha parlato di una “fusione” in atto.

Questioni che saranno delegate a un comitato consultivo i cui membri verranno annunciati a breve: avranno il compito di individuare le tecnologie da ritenere sensibili e dunque da sottoporre a un’attenzione particolare quando in gioco ci sono contratti di fornitura verso realtà estere.

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Fonte: The New York Times
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