USA, l'incidente stradale non è colpa di Google

La giustizia statunitense ha scagionato Mountain View dall'accusa di negligenza avanzata da una donna che aveva seguito Google Maps. Secondo la Corte, non sussistono gli standard tradizionali
La giustizia statunitense ha scagionato Mountain View dall'accusa di negligenza avanzata da una donna che aveva seguito Google Maps. Secondo la Corte, non sussistono gli standard tradizionali

Era stata investita da un’automobile mentre camminava lungo una strada statale rurale ad alta densità di traffico. E oltre a intraprendere una battaglia legale contro il conducente della macchina, ha trascinato in tribunale anche Google. Ora la giustizia statunitense si è pronunciata avallando la posizione di Mountain View.

Lauren Rosenberg, protagonista della vicenda, aveva fatto causa a Google, chiedendo una cifra che si aggirava sui 100mila dollari di danni. Secondo la donna, la responsabilità dell’incidente ricadevano in parte su BigG e, in particolare, sul servizio di mappatura stradale che le aveva suggerito il percorso. In realtà, Google Maps aveva segnalato la pericolosità della strada in questione, informazione che la vittima aveva ignorato .

Sebbene Mountain View si sia appellata al Primo Emendamento e, dunque, al diritto di pubblicare informazioni, la Corte non ha considerato tale criterio nella formulazione del giudizio, bensì si è rivolta agli standard di negligenza tradizionali . Il rigetto delle istanze della donna si basano sull’ assenza di prove relative al presunto dovere del motore di ricerca nei confronti dell’utente .

Per dimostrare l’accusa di negligenza, la donna avrebbe dovuto provare il compito di servizio del motore di ricerca nei suoi confronti , circostanza che, secondo i giudici, non sussiste. Pur ammettendo che, in passato, la giustizia abbia accolto le richieste di alcuni utenti che chiedevano la condanna di fornitori di servizi online per negligenza, questa volta i giudici hanno sostenuto che il servizio al pubblico è minimo o non esistente quando l’editore o il provider “fornisce informazione al pubblico in genere”.

Secondo la donna, Google avrebbe dovuto premurarsi di rilevare i rischi prevedibili relativamente alle informazioni fornite, come, ad esempio, “conducenti negligenti, ubriachi al volante, fauna pericolosa, marciapiedi o strade dissestati, assenza di illuminazione e altri rischi che potrebbero verificarsi durante determinati momenti della giornata”. Secondo il parere della Corte, dunque, se Google dovesse essere perseguita per il fatto di offrire informazioni fallaci, sopraggiungerebbero responsabilità potenzialmente illimitate.

Cristina Sciannamblo

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