USA, sexting all'appello

Respinto il ricorso della procura del Wyoming, già condannato per aver minacciato alcune studentesse beccate a sessaggiare. Non ci sarebbero prove sufficienti per stabilire una effettiva distribuzione delle foto
Respinto il ricorso della procura del Wyoming, già condannato per aver minacciato alcune studentesse beccate a sessaggiare. Non ci sarebbero prove sufficienti per stabilire una effettiva distribuzione delle foto

Si tratterebbe del primo caso di sexting a raggiungere una corte d’appello, precisamente quella di Philadelphia, negli Stati Uniti. Un panel di tre giudici a stelle e strisce ha condannato le precedenti azioni della procura generale dello stato del Wyoming, che si erano accanite contro alcune fotografie piccanti messe presumibilmente in circolazione da alcune studentesse tra i 12 e i 16 anni.

Scatti da una serie di telefoni cellulari, che nell’autunno del 2008 avevano fatto il giro dei dispositivi mobile di altri studenti minorenni, ragazzi tra gli 11 e i 17 anni. L’allora procuratore generale George Skumanick aveva scoperto gli apparecchi con le fotografie senza veli, decidendo di incontrare subito sia ragazzi che genitori. La sua proposta non era stata delle più aperte alle opzioni: la faccenda non sarebbe finita in tribunale, gli studenti avrebbero dovuto scontare la loro pena sui libri e dare prova di pentimento redigendo un componimento scritto.

Proposta che non era affatto piaciuta ad un piccolo gruppo di genitori, che si era rivolto agli avvocati dell’ American Civil Liberties Union per contrastarla presso un tribunale. Con successo: già a marzo il giudice aveva emesso un’ingiunzione nei confronti del procuratore, intimandogli di non proseguire con le minacce ai ragazzi. Pare infatti che la classe di recupero per i colpevoli dovesse formarsi dietro volontaria iniziativa, pena una forte sanzione legale verso tutti gli assenti.

La procura del Wyoming aveva fatto ricorso , ottenendo una seconda sentenza negativa. Secondo i tre giudici, non ci sarebbero prove evidenti a sostegno di un’effettiva distribuzione da parte delle sessaggiatrici . Le azioni della procura avrebbero inoltre calpestato i diritti fondamentali della persona, che non prevedono l’obbligo di scrivere saggi o di partecipare a lezioni dietro suggerimento .

Mauro Vecchio

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19 03 2010
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